Il sistema astronomico è una metafora ideale per introdurre il lavoro di Dante Maffei: se in primis l’input viene dallo stesso artista che esplicitamente ha accolto il fenomeno dell’eclisse solare come musa ispiratrice, non mancano altri importanti riferimenti che sottendono una Weltanschaung di matrice scientifica: l’impostazione rigorosa del fare si mescola alla potenza creatrice del pensare dando alla luce una miscellanea Rivoluzione che coinvolge il fruitore.

E’ necessario abbandonare la ratio della scienza moderna (via allora eliocentrismo, Copernico e Keplero!) per spingersi in una dimensione altra che pone l’osservatore al centro della scena ma non con una declinazione ermeneutica para-futurista che sulla scia del monito boccioniano mirava al coinvolgimento polisensoriale dello spettatore, bensì attraverso una fruizione che recupera i tempi necessari, sempre relativi e mai assoluti della percezione.

Le opere di Dante Maffei svelano se stesse nel tempo dilatato dell’osservazione, un vedere policentrico che richiede lo spostamento di chi guarda, ciò non per effetto di un’illusione ottica che rende riconoscibile l’oggetto solo se visto da una posizione precisa ma, al contrario, perché l’opera vive della possibilità plurima della riconoscibilità grazie a gradi di rivelazione dovuti proprio sua fisicità (strutturale, operativa, materica) che non è un tessuto continuo ma frattale, scanalato e discontinuo se pur nella più coerente paratassi della composizione.

Dante Maffei non solo rappresenta le eclissi, esplicite in tal senso le incisioni al laser “Graphie/Diavoli che oscurano il sole”, ma fa funzionare il lavoro esattamente come il raro accadimento di “deliquium solis”: qualcosa scompare mentre qualche altro dettaglio si palesa agli occhi di chi guarda; le opere restano statiche e si muove l’osservatore che deve scovare il profilo unico della poiesi.

L’oscillazione in zone d’ombra, l’incidenza della luce nelle diverse ore del giorno, la congiunzione tra lo spazio personale e la prossemica sociale pongono lo spettatore in una posizione privilegiata. Resta indubbiamente necessario il bisogno di accogliere il suggerimento implicito dell’artista e riuscire a godere del tempo infinito che ci è concesso per l’operazione: non è solo una questione di polisemia dell’opera, oramai concezione assodata e indiscutibile, l’atteggiamento creativo di Dante Maffei è una offerta, rara e preziosa, come l’eclissi.

Esulando dalla raffinata logica che sottende la fruizione delle opere, il contenuto stesso dei lavori si riaffaccia alla metafora dell’eclissi come momento di parziale stasi (non a caso il verbo “eclissare” usato nella lingua corrente assume il significato negativo di “venir meno”) come penombra indotta, e forse obbligata, da cui si può uscire. Il riferimento, sia esso all’individualità esistenziale o al sistema culturale è evidente nell’opera “Next Phase” concettualmente consequenziale a “Grafie-diavoli che oscurano il sole”: l’artista ancora una volta si pone altruisticamente con un monito che è sopratutto un incoraggiamento annunciando la “primavera” di un divenire, appunto una nuova fase, da scovare sempre per gradi e da corteggiare nel rapporto testuale che accresce la stratificazione dei segni.

Come in un orbita ideale, le due opere, assieme, inscrivono i passaggi cogenti delle relazioni emotive e il loro evolversi dinamogeno in un sistema aperto ma pur sempre prevedibile in cui l’essere umano oscilla: le polarità del sentire, dell’agire e dell’esserci non solo altro che rendesvous imprescindibili dell’esistenza.

testo critico di “PERFECT NUMBER – 9 artisti, 9 curatori, 9 stanze, 9 project room, 9 personali. terza edizione”

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