Un altro giorno vedremo la resurrezione delle farfalle. (Federico Garcia Lorca)


Seduto tra i rami di un albero, un uomo ritaglia da una striscia di cartoncino la forma di una farfalla. Soffiandoci sopra, la fa volare via e questa si deposita a terra, tra cento altre. Come nella Genesi Dio “soffiò nelle sue narici un soffio di vita e l’uomo divenne un essere vivente”, così Claudio Cavallaro, nella sua performance “Butterflies creation”, soffiando sulla carta la anima e diventa un creatore di farfalle. Queste popolano il buio, un buio lasciato volutamente tale perché possano essere le nuove creature, nel loro candore bianco, ad accenderlo.

Infatti, le installazioni e le ambientazioni di Claudio Cavallaro sono concepite e basate sull’idea della vita, della creazione e del significato metaforico della luce nella nostra cultura. Gli spazi in cui l’artista lavora vengono trasformati di volta in volta in studiate e curate scenografie che sfruttano l’ombra e un tipo di illuminazione particolarmente suggestiva e simbolica in quando non percepibile in maniera diretta dall’uomo. La luce di Wood, in larga parte formata da raggi ultravioletti, diventa visibile solo quando viene riflessa da superfici candeggiate, come sono appunto le farfalle di Claudio Cavallaro, a cui viene dato ancora più risalto tramite una resina fluorescente. L’effetto ottico della luce UV, si unisce alla disposizione di dilaganti farfalle disseminate in una sorta di delicata invasione di corpi apparentemente dotati di una luce propria intensa, profonda e soprannaturale. Ali fosforescenti in riposo, sostano, brillano, rigenerano lo spazio dove si trovano, creando di volta in volta installazioni site-specific che seguono lo stesso principio di base: l’idea di una di una rinascita, di un riscatto e di una resurrezione.

Gli spazi preferiti in cui attuare queste operazioni sono aree industriali, naturali o spazi vissuti, come in questo caso, in cui l’invasione delle farfalle occupa lo Sponge Living Space, uno spazio abitato, una casa prima ancora che una galleria, dove l’elemento umano è imprescindibile. Infatti, attraverso la creazione delle farfalle, Claudio Cavallaro cerca una nuova ritualità sacra per dare vita alla morte, per compire un miracolo di Lazzaro in piccola scala, risoffiando vita e ridando luce a tutto ciò che è parte del percorso quotidiano umano, tutto ciò che con gli uomini entra in contatto. Macchine, utensili, oggetti pratici che servono all’uomo nel lavoro e nella dimensione più corporea della sua esistenza, vengono riportati a una dimensione spirituale e mistica, tramite la luce azzurrognola della fluorescenza delle farfalle. Il rito si innesca per contrasto, e oggetti fermi, pesanti, opachi, statici e banali vengono ricoperti da farfalle leggere, delicate, iridescenti, spirituali e liriche.

Nella vita dell’uomo rientra, dunque, a far parte una fragilità che alla luce del sole risulta quasi invisibile, ma che nella dimensione intima, solitaria e privata del buio riprende splendore e vigore. Essendo legata alla luce – o meglio all’oscurità – e avendo come simbolo quello della farfalla, per sua natura così debole e dalla vita così breve, queste rinascite sono concepite come percorsi brevi, momenti di acuta consapevolezza, parentesi di vita estranee dalla realtà, dimensioni parallele oniriche in cui perdersi alla ricerca di un senso di sacralità perduta.

testo critico di “PERFECT NUMBER – 9 artisti, 9 curatori, 9 stanze, 9 project room, 9 personali. terza edizione”

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