Forma è sostanza, due istanze che vivono una in funzione dell’altra. La prima è riconducibile all’aspetto esteriore di un oggetto reale o di uno stato fisico, la seconda è assimilabile a tutto ciò che sta al di sotto dell’apparenza. Mutevoli apparenze non cambiano la sostanza, che contribuisce all’individuazione della forma, come ci insegna Aristotele.

Partendo da questi presupposti si innesca la prima fase di riflessione che introduce un chiacchiericcio sommesso alla domanda posta ai tre artisti in mostra: Che significato ha per te “Carta Cruda”?

La nostra sostanza questa volta è la carta, un elemento secolare di uso quotidiano che ha persino resistito alla tecnologia, acquisendo un nuovo valore caricato di privati ricordi, intriso di fisicità che si contrappone al virtuale o viaggia parallelo ad esso. La definizione chimica della carta, come materiale igroscopico composto da sostanze fibrose prevalentemente vegetali, amalgamate anche con collanti e additivi (dizionario Treccani), non lascia spazio a voli pindarici e filosofici. Ma cosa succede se alla parola carta si aggiunge l’aggettivo cruda?

Nasce una mostra. Non ci troviamo soltanto di fronte alla materia, ma siamo in presenza di un’elaborazione sensibile dell’immaginario e del vissuto dei tre artisti.

Riflettere sull’elemento fisico, la carta, attraverso una corrispondenza epistolare virtuale, può sembrare paradossale, ma la sincerità delle conversazioni ha ribaltato l’approccio facendo emergere una reale empatia. Un avvicendarsi di sensazioni comuni, uno spaesamento di fronte ad un foglio crudo e disumano, ha portato all’ideazione della prima mostra a Sponge ArteContemporanea tutta dedicata al disegno.

Questa volta non ci sono suoni, immagini in movimento, installazioni. Max Bottino, Andrea Guerzoni e Stefano Giorgi ridefiniscono lo spazio con tre differenti inviti al silenzio, dall’impatto  individuale, profondo e intimo. Non si sfugge alla consistenza, all’odore, al sapore della carta che per l’occasione diventa cruda, come la carne.

 

La consistenza della carta cruda è quella delle ossa e degli arti, dettagli interiori e anatomici che emergono eterei nei disegni a china di Andrea Guerzoni. La memoria ci conduce all’interno del tessuto, sono frammenti umani e animali che ci spingono a vivisezionare la reale composizione del corpo solo immaginato. La forma impressa è estromessa dal contesto umano, il particolare prende il sopravvento e siamo costretti a guardarlo forzatamente, è isolato dal tutto. La serie di disegni esposta da Guerzoni affonda le sue radici nel riferimento artistico, poetico e umano che l’artista ha da molto tempo: Carol Rama. Si confronta consapevolmente con la narrazione articolata di una composizione, estrapolandone le parti, guardandoci dentro con attenzione, osservandole minuziosamente, offrendo allo spettatore un viaggio frammentato all’interno dell’umano, forte e fragile, intimo e condivisibile allo stesso tempo.

 

L’odore della carta cruda è quello delle pagine piene di ricordi accumulati da Max Bottino in quaderni che raccolgono brandelli di vita dal 2002 ad oggi: articoli di giornali, la drammaturgia di tre spettacoli teatrali, parole nascoste da fotografie e disegni.  “POST me / bio-grafie / diari / scala 1:x” è un titolo che ha una doppia valenza semantica: nell’era dei social network evoca un’immaterialità sfuggente di un mostrarsi e il “dopo” di un’esperienza introspettiva che esplode esternalizzandosi. L’opera di Bottino è una “scultura sfogliabile” come lo stesso artista la definisce, rimodulabile e ricomponibile, tutt’altro che congelata. Ogni elemento per lo spettatore è un pretesto per “cadere” dentro i diari: frammenti e brandelli di vita finiti distrattamente o consapevolmente a farne parte, diventano collettivi e non più soltanto direttamente riconducibili ad un vissuto, ma si espandono fino ad intrecciare altri percorsi umani. Con lo stesso approccio, Max Bottino propone una performance nella soffitta di Casa Sponge che per la prima volta diventa un luogo fisico d’azione: l’artista, partendo da una pagina del suo diario scritta il 25 dicembre 1998, innesca un rapporto di profonda empatia che coinvolge intimamente l’altro, provocando reazioni imprevedibili.

 

Il sapore della carta cruda è quello della pelle di una donna, ritratta nei disegni di Stefano Giorgi. L’artista propone in mostra una sperimentazione che dura ormai da due anni, la particolarità della materia definisce in parte la forma: tovaglioli di uso quotidiano diventano il supporto privilegiato per dare vita ad una selezione di opere con tre differenti esiti. Pennino ed inchiostro tratteggiano sottili linee di un corpo quasi invisibile, facendo emerge la nitida delicatezza di una donna. Un equilibrio precario tra “un gesto puramente emotivo” e l’”ombra di un passaggio”, si confonde nelle macchie dal risultato imprevedibile, riconducendo a segni precedenti lasciati espandersi volontariamente e assorbiti nelle trame del supporto. L’ultimo passaggio è un lento ricomporsi della figura femminile: i corpi letteralmente sporcati da macchie si mescolano alle linee controllate dall’artista. Un materiale comune e confinato ad un utilizzo domestico, il tovagliolo, diventa indispensabile per l’artista che, studiandone la peculiarità principale, sperimenta in un processo di ricerca dell’immagine essenziale dove gesto calcolato e casualità si compenetrano.

 

Figure che si confrontano, frammenti di memoria, ricordi di vita diventano in “Carta Cruda” tre differenti approcci per riflettere sul corpo inteso come struttura fisica dell’uomo (la forma), che racchiude le problematiche dell’esistenza (la sostanza), elementi inscindibili e reciprocamente influenzabili. Andrea Guerzoni, Max Bottino e Stefano Giorgi ci restituiscono con queste opere il loro punto di vista, la carta cruda fa il resto accogliendo affanni umani, incertezze e vissuto.

Federica Mariani

 

Carta Cruda. Andrea Guerzoni, Max Bottino, Stefano Giorgi

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