Si è conclusa il 19 ottobre, dopo due settimane di intenso lavoro, la residenza di Giacomo Rizzo a Casa Sponge, tra le colline di Pergola, nelle Marche. Una lunga immersione nel paesaggio, a cui offrire un tributo in forma di scultura: In levare è stata un’esperienza nuova per il super attivo spazio non profit marchigiano, da anni impegnato in un percorso culturale autentico, fatto di relazioni, connessioni tra persone, progetti di ricerca, occasioni di incontro, di permanenza, di produzione. Muovendo da uno spirito indipendente e praticando una politica ostinata e virtuosa di networking.
Dopo molte residenze d’artista, In levare ha inaugurato un ciclo pensato per accogliere artisti e curatori insieme, occasione di lavoro a stretto contatto, utile a sottolineare senso e direzione di una collaborazione necessaria, spesso non capita, travisata o sminuita. Ad accompagnare Rizzo, in questa piccola oasi di natura, c’era Helga Marsala, che con il suo supporto teorico-critico ha seguito le fasi progettuali e di realizzazione.

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Un doppio incipit, in realtà. Nuovo ciclo di residenze a due, ma anche nuovo ciclo di interventi site specific: se finora le mostre e gli incontri erano declinati secondo la formula del numero 9 col progetto Perfect Number (9 stanze per 9 artisti e 9 curatori, ma anche 9 spazi non profit, etc.), con la stagione 2014-2015 “La decima stanza” ha aperto anche agli spazi esterni. Così, oltre alle nove camere del casolare, in cui solitamente trovano posto le opere, il giardino è diventato un altro luogo espositivo: la “stanza” ideale, senza soffitto né pareti, circondata dai boschi di Contrada Mezzanotte.
Qui Giacomo Rizzo ha installato In levare, opera permanente (la prima, anche in questo caso) pensata come un ritratto del paesaggio, un monumento ai campi coltivati e agli alberi intorno al’edificio. Il calco in gesso di alcuni frammenti di terra nuda e di una corteccia ha dato vita a dei corpi candidi, stagliati contro il cielo o caduti al suolo, giocando sulla dialettica invertita del verticale e dell’orizzontale, e annullando i dettagli in una costruzione scultorea astratta, dal sapore architettonico: presenze possenti e insieme lievi, fedeli ma differenti, come tracce immateriali del luogo.

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da Artribune

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