Kazuo Ohno (Hakodate,1906 –Yokohama, 2010) è stato uno dei più grandi danzatori/performer giapponesi.

«Tesoro nazionale vivente», così in Giappone si definiscono i maestri dell’arte, Kazuo Ohno, giunto ai 103 anni, è mancato nell’estate 2010. Ha legato il suo nome alla tecnica di danza contemporanea nata dalla generazione del disastro atomico e nota come Butoh o «danza delle tenebre», della quale viene ritenuto il creatore insieme al coreografo/performer Tatsumi Hjiikata (1928 – 1986) con cui nel 1959 Ohno presentò in scena lo spettacolo “Kinjiki”, ritenuto scandaloso all’epoca, tratto da “Colori proibiti”,del grande scrittore Yukio Mishima. Hijikata fu un innovatore, in particolare nelle tecniche di movimento. Era un nuovo modo di concepire il corpo e la rappresentazione del corpo in scena. La fisicità dell’interprete diveniva una tensione nervosa e totalizzante con la cosa rappresentata, in modo da generare una qualità di movimento che poteva essere sottile, lento, accennato e spirituale, oppure demoniaco e violento, concitato ed estremo. Kazuo Ohno non ha mai insegnato un solo passo agli allievi,provenienti da tutto il mondo,per assistere alle sue lezioni nel suo studio di Yokohama. «La danza è forma dell’anima, oblio della propria identità. Piuttosto che pensare», ripeteva Ohno, «prova a lasciarti trasportare». Diventare ciò che si voleva rappresentare. Una sintesi tra pensiero,forma e fisicità che aspirava ad una sorta di “haiku” vivente. «L’unico antidoto contro l’età è la dedizione assoluta all’arte: la mia vita è interamente presa dalla danza. Ci penso notte e giorno; scrivo i miei sogni che diventano movimenti, mostro ai miei allievi le mie creazioni. E contemplo la natura: in un piccolo fiore è racchiuso l’universo» diceva. Ohno ha danzato fino ai 95 anni: il grande maestro della fotografia giapponese del XX sec. Eikoh Hosoe gli ha dedicato lo splendido libro/opera “The butterfly dream”, presentato in Giappone al maestro Ohno, ormai già sulla sedia a rotelle, in occasione dei suoi 100 anni, alla presenza del figlio Yoshito Ohno che ancora oggi porta avanti la tradizione di danza teatro Butoh. Hosoe stesso aveva partecipato già negli anni ’60 al Butoh e alla ribellione culturale che permeava la società giapponese di quegli anni: aveva fotografato già Hijikata,come protagonista nel ciclo “Kamaitachi”, il leggendario spirito del vento, e lo aveva ripreso come interprete nel rarissimo video, l’ unico suo, del 1960 “Navel and A Bomb”.
Invitato alla Biennale Danza di Venezia nel 1999, Kazuo Ohno si esprimeva attraverso il suo corpo plastico e cangiante, intento a ricercare nel “buio” del proprio “io” (perciò “danza delle tenebre”) ciò che prendeva forma attraverso la concretezza fisica della sua danza, originata a suo dire nel ventre materno…«ho danzato nel liquido amniotico con gioia e con dolore: la mia nascita coincideva con l’inizio della morte di mia madre»..tutto è «vissuto» attraverso il corpo,che diviene ricettacolo di ricordi, emozioni,pensieri che prendono vita in un’azione di movenze quasi inconscie e liberatorie e quindi capaci di restituire non banali emozioni soggettive, bensì i più veri e reconditi palpiti della Natura stessa,di cui ognuno di noi fa parte, in quel palcoscenico che,già Shakespeare,chiamava Vita.

Claudio Composti


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