Sponge Video-Lab

Spesso tra le opere d’arte si stabiliscono richiami inattesi, involontari, sotterranei, capaci di far affiorare nuclei poetici e concettuali comuni a più artisti, una base sensibile che accomuna nella differenza. E’ questo il caso dei sei lavori video selezionati per “Sponge Video-Lab”, nei quali Laura Baldini, Francesco Biccheri, Massimo Festi, Claudia Gambadoro, Sabrina Muzi e Beatrice Pucci, con linguaggi e tecniche diverse, inconsapevolmente creano coppie di opere in eco tra di loro, in una sorta di coincidentia oppositorum che amplia lo sguardo e gli spunti di riflessione su alcune specifiche tematiche. Volendo semplificare, si potrebbero riassumere i contenuti di queste tre coppie attorno al paesaggio (urbano e naturale) in Biccheri e Muzi, al rapporto con l’alterità in Festi e Pucci, e al legame visto come memoria e superamento in Baldini e Gambadoro.

ciò che si oppone converge, e dai discordanti bellissima armonia (Eraclito)

Frammenti su frammenti, particolari su particolari, muri su muri, è questo il puzzle claustrofobico di “Paesaggio composto 3” di Francesco Biccheri, nel quale le città prendono vita attraverso un’animazione costruita per collage di palazzi, cartelli e strade, con un ritmo fatto di contrazioni ed espansioni, simile ad un respiro, che spinge la città ad una costante mutazione. Uno spazio urbano privo di esseri umani, nel quale è il cemento a riprodursi continuamente come un organismo cellulare, facendo evolvere metropoli immense e insensate, affette da gigantismo e superfetazioni allucinate. Il nuovo mostro urbano, come un blob, si espande in ogni direzione e tutto ingloba; dopo gli uomini è il cielo ad essere assediato da tetti e antenne, smangiato e ridotto a semplice brandello, unica fuga per l’occhio sul punto di svanire.

Un deserto sterminato di rocce e colline desolate, riprese in piano sequenza, apre il video di Sabrina Muzi “To the last breath”, un paesaggio portato al grado zero, all’assenza totale di vita o di sue tracce. All’opposto della città si impone la visione della fine, avvenuta o sul punto di accadere; un sibilo in crescendo copre ogni altro suono, mentre l’immagine si fissa su di una palma inaridita. Il vento ne muove drammaticamente le foglie, lentamente, in un ultimo soffio di vitalità, in quel sibilo sempre più acuto e penetrante che si fa grido, invocazione e disperata preghiera contro il vuoto che tutto circonda. Che sia il luogo di una catastrofe avvenuta o l’avanzata del deserto poco importa, la desolazione che prosegue nel successivo piano sequenza, terminato l’acuto del vento-respiro, non lascia speranze e diviene monito, folgorazione che risveglia.

E’ il gioco delle parti, delle maschere usate per incarnare le personalità ulteriori che compongono il nostro io, è un duello con il doppio il tema di “Unusual love” di Massimo Festi. Un Joker tragico e una donna con una maschera anti-gas si aggirano in un interno spoglio, tra inquietanti foto incorniciate e un mazzo di fiori appassiti; entrambi disperatamente pronti a difendere l’oggetto del proprio amore.Lo scontro si fa inevitabile, le pistole vengono puntate vicendevolmente, in un parallelo che è riflesso di specchio; l’anima nell’amore si sdoppia e si frattura, in una inconciliabile scissione tra modi differenti di porsi all’amore, materializzando nel contrasto il lato oscuro del sentimento. Ma il duello si sospende, le ragioni di entrambe le anime si compensano; conoscersi è vedersi nell’alterità.

Confinati in una stanza lugubre e opprimente due personaggi, un uomo e un essere dalla testa di coniglio, vivono le loro esistenze isolati ognuno nel proprio lembo di spazio. Nell’animazione in stop-motion “Vertigine”, di Beatrice Pucci, la presenza dell’altro è costante e duplice, ponendosi come desiderio di contatto e come paura dell’incontro. Il personaggio umano appare lacerato tra la delicatezza delle margherite che germogliano dal suo copro e i minacciosi attrezzi appesi alle pareti: strane forbici ricavate da chele di granchio. L’uomo-coniglio, chiuso nella sua gabbia, osserva dalle grate la meraviglia del fiore, l’oggetto puro del possibile legame; lo accarezza tra le mani giocando al m’ama-non- m’ama. Il contatto avviene, i due personaggi si incontrano, ma i gesti d’amore dell’uomo hanno la ruvida ossessione di chi veglia la fine, come un carnefice con la sua vittima.

Ritorno”, il video realizzato da Claudia Gambadoro, è un segno tracciato sul pavimento, che si sviluppa in modo intricato e vorticoso; un labirinto che muta in un groviglio di fili, una matassa che è cordone ombelicale e legame della memoria. Un donna anziana, con le mani tese davanti a sé, nella semplicità di un gesto quotidiano, tenta di dipanare l’intreccio di un lungo filo dispiegato tra le stanze della casa, come un’Arianna mitologica che trova nel ricordo il suo Teseo da salvare, da strappare all’oblio del tempo, alla cancellazione. Il filo è così congiunzione indispensabile per non perdere ciò che è stato, per connettere tempi e luoghi distanti ma necessari affinché l’oggi non si riduca ad eterno presente, contrastando l’oscurità delle macchie della dimenticanza che, come sangue, cadono sul grembiule, a terra, fin nell’”occhio” dell’obbiettivo, a voler celare l’immagine di un corpo e della sua storia.

Un essere alieno, mutante, simile a un rettile, si misura e fessura con il limite tagliente di una corda, nell’animazione “To stive to in perfetion” di Laura Baldini. Il filo, corda, linea di demarcazione, concretizza in sé l’ostacolo da superare, il confine da oltrepassare per rinascere ad una nuova condizione. Il gioco infantile di saltare la corda, si trasforma qui in un gesto più crudo e violento, quello del taglio, di un corpo che per passare oltre si strappa letteralmente in due, per poi ricongiungersi dall’altra parte. Parti fondamentali del corpo, quali il busto, il collo, le gambe, la testa, vengono trapassati con movimenti rituali, attraverso i quali ci si mette alla prova, per rinascere ad una nuova consapevolezza di se stessi.

Daniele De Angelis


Vedi il comunicato stampa

I Commenti sono chiusi

Iscriviti alla Newsletter!
Categorie
Archivi
Articoli più letti
  • Non ci sono elementi
Questo sito utilizza i cookies - This website uses cookies
OK