Le-mani-di-Giovanna-e-Giovanni

Sono le 17:30 di sabato 14 giugno. Nel salotto rosso Giovanni Gaggia serio e concentrato passeggia lentamente tra la finestra e il divano su cui è seduta leggiadra Loretta Di Tuccio, avvolta in una nuvola di fumo. Al di la della porta si percepisce il brusio delle persone che stanno prendendo posto nel salone principale, davanti all’imponente camino settecentesco di pietra e stucco. Sbirciamo dalla porta socchiusa, sono tanti, il salone è pieno, guardiamo fuori dalla finestra e c’è perfino una piccola coda fuori dal portone. La tensione sale, mista ad un certo orgoglio soddisfatto. Artisti, curatori, collezionisti, politici, associazioni culturali, giornalisti. C’è un bel pubblico.

17:40. Le leggere percussioni e il violino di Radio Kabul inondano il salone, creando uno strano connubio tra le sonorità orientaleggianti e l’arredamento settecentesco. Usciamo dal nostro nascondiglio e ci accomodiamo sulle poltrone in controluce sotto la finestra, in silenzio. Davanti a noi un tavolino e un’ampolla piena di profumatissimo vino rosato locale, e la voce di Giovanni Lindo Ferretti che impreca contro il mondo insultando senza mezzi termini l’umanità moderna. La seconda tappa di Effetto Farfalla inizia così, “Cittadino del secolo ventuno / sciocco come te non c’è nessuno”.

La provocazione è cercata e voluta. Effetto Farfalla, attraverso la parola, sotto forma di colloquio, di racconto, vuole ricordare che la bellezza è dovunque intorno a noi, va coltivata, esaltata e condivisa. Nel territorio pergolese di bellezza ce n’è tanta, nei campi, nelle chiese, nei palazzi, nelle vigne, nei pascoli, nelle montagne, nei fiumi, nelle persone, ma è trascurata e ignorata. A marzo, quando venne Andrea Guerzoni per la prima tappa del progetto, la canzone di apertura (Inneres Auge di Battiato) inneggiava a scegliere la “linea verticale”, quella che conduce verso lo spirito, piuttosto che rimanere su quella orizzontale che spinge verso la materia.Effetto Farfalla si colloca precisamente sulla linea verticale, e in questo secondo incontro l’invito si è fatto pressante e concreto. Un invito al risveglio e alla consapevolezza di ciò che realmente ci arricchisce al mondo.

La vita e le scelte di Giovanni Gaggia sono esemplari in questo senso. Nel suo lavoro Giovanni si prende cura di ciò che è lacerato, con immenso amore, profonda sofferenza ed empatia. Ricama tracce esili ed eterne. Ricuce strappi facendo riaffiorare la bellezza vitale delle cose, su carta, stoffa, tessuti organici. Riunisce persone, concentra energie con generosa naturalezza – un innato talento grazie al quale già da anni egli riporta la bellezza al primo posto, attraverso l’arte che si produce e si espone a Sponge Artecontemporanea, l’associazione di cui è Direttore Artistico.

Tutto questo emerge nella lunga chiacchierata con Loretta Di Tuccio, giovane curatrice e gallerista romana, ottima conoscitrice del lavoro di Giovanni e perfetta interlocutrice. Loretta domanda, Giovanni racconta dei suoi studi, dei suoi modelli, delle suggestioni profonde che hanno segnato e segnano tuttora il suo lavoro. Legge versi strazianti di Diamanda Galas e Regina Josè Galindo, parla lentamente, sorride spesso, si commuove e si emoziona. Ci emoziona, mostrandosi per la prima volta alla sua città nella sua vera essenza di Artista.

Si fanno le 18:00. Nel mezzo del colloquio suona una sveglia. E’ il segnale che in quel momento a Penne, in Abruzzo, sta inaugurando la terza tappa di Privata, la mostra collettiva itinerante sul tema del femminicidio cui Giovanni partecipa con l’opera Miratus sum. Ma Giovanni non è li, e nemmeno la sua opera, poiché ha scelto di ritirarla dopo aver incontrato Regina Josè Galindo e aver ascoltato dalla sua bocca cosa sia la violenza di genere in certe parti del mondo. Giovanni, nella sua profonda onestà intellettuale, ha immediatamente capito che l’elegante grazia dei suoi ricami dorati, nonostante il filo sia stato bagnato nel sangue e l’ago immerso in un cuore vero, non si addice a rappresentare un tema tanto cruento. Meglio piuttosto esporre le pagine del diario in cui racconta della grande esperienza umana e artistica che è stata incontrare e seguire la Galindo nella sua residenza artistica friulana di pochi giorni prima.

Questa è stata in un certo senso la vera prima tappa di Effetto Farfalla, poiché abbiamo presentato alla città di Pergola un artista, un uomo onesto e coerente che sceglie un casale nella campagna pergolese come luogo di vita e lavoro, e ne fa un centro eccellente di produzione culturale, alternativo, fuori dagli schemi e dai sistemi. Il suo casale di famiglia è un luogo che racchiude le sue origini e le sue radici, dove l’arte e le idee, le persone e il loro spirito circolano liberi e autentici.

Allo stesso modo anche il palazzo che ospita Effetto Farfalla racchiude radici storiche e familiari antiche. La famiglia Giannini è originaria di Pergola e mio nonno scelse di riappropriarsi delle sue origini, acquistando quel palazzo che ormai è parte della memoria collettiva della città, con le feste stravaganti degli anni ‘70, le visite guidate improvvisate e informali, gli arredi prestati al Papa, la generosa ospitalità di mia nonna – di cui molti ancora mi dicono. Adesso, a distanza di qualche anno, su quella scia ho deciso di sfruttare questo meraviglioso potenziale che la fortuna ha lasciato tra le mie mani e metterlo a disposizione della bellezza.

Sono le 18:30, l’atmosfera ormai è rilassata, si potrebbe andare avanti ancora a lungo, ma abbiamo parlato di radici e “I miei nonni” inizia a risuonare nel salone. Di nuovo la voce di Ferretti segna il nostro tempo. Giovanni e Loretta si alzano e lasciano una platea silenziosa e riflessiva, due bicchieri quasi vuoti e un paio di carte scarabocchiate sul tavolino.

Ce ne andiamo, come sempre in silenzio, senza salutare, senza applausi. Quelli li lasciamo per Giorgio Donini, che con appassionato entusiasmo e amore quasi paterno racconta al pubblico il lavoro del suo ex allievo Giovanni Gaggia e ne commenta le opere su carta – un contributo essenziale a delineare la figura artistica e la personalità, dopo i racconti in prima persona.

Giovanni e Loretta volano ridendo a Casa Sponge, io resto per fare i dovuti onori di casa. Aprire le porte a Pergola è un gesto insolito, raro, che accade forse solo durante la festa del vino – tre giorni l’anno. I miei nonni lo facevano. Io l’ho fatto e ne sono orgogliosa, ho qualcosa di bello da mostrare e ho piacere che altri ne possano fruire. Ho un bel contenitore e lo stiamo riempiendo con bellissimi contenuti, sperando che prima o poi si riesca a creare un circolo, anzi un vortice virtuoso per tutto il territorio che coinvolga ogni aspetto eccellente della cultura locale.

Le mie porte si sono aperte come le ali di una farfalla, Giovanni Gaggia e Sponge Artecontemporanea volano già da diversi anni. Che questi battiti si propaghino sempre più ampi, fino all’uragano.

Giovanna Giannini Guazzugli

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