Giovanni Gaggia. L’arte performativa nelle Marche.
Giovanni Gaggia. The performance art in the Marche.

Crearsi il proprio centro lontano dal grande circuito. Nell’entroterra pesarese un laboratorio d’arte contemporanea dove la performance fa da padrona. 
To create their own center away from the big circuit. Inland Pesaro there is a laboratory of contemporary art where performance is king. 

Uno dei pochi artisti che hanno deciso di non abbandonare il territorio d’origine (seppur “provinciale”) facendo della propria dimora, nell’entroterra marchigiano, uno spazio aperto all’arte contemporanea, sede dell’Associazione Culturale Sponge ArteContemporaneaGiovanni Gaggia (Pergola, 1977) è artista visivo e performer che, nonostante abbia all’attivo esposizioni in Italia e all’estero, non taglia le sue radici, ma cerca di importare nel suo mondo gli stimoli provenienti dall’esterno.
La performance è il suo linguaggio d’elezione; i temi: corpo, vita, sangue, sacrificio.

One of the few artists who have decided not to leave the territory of origin (even though “provincial”) by making of his home a space open to contemporary art, home of the’Associazione Culturale Sponge ArteContemporaneaGiovanni Gaggia (Pergola, 1977) is a visual and performer artist who, despite having exhibited in Italy and abroad, does not cut his roots, but attempts to import into his world stimuli from the outside. The performance is his language of choice; the themes: life, body, blood, sacrifice.

CLAUDIA PETTINARI: come ti sei avvicinato al linguaggio performativo?
GIOVANNI GAGGIA:
 Direi che colpevole è la storia dell’arte. Erano per me gli ultimi anni di studio all’Accademia di belle Arti di Firenze quando studiavo nei testi di Francesca Alfano Miglietti e Teresa Macrì. In quel periodo dipingevo, il confronto teorico con artisti della levatura di Rudolf Schwarzkogler e Gina Pane, non poteva non intaccare il senso del mio fare arte, il senso del mio pennellare, quell’azione è diventata così per me insufficiente per comunicare. Dalla pittura, sono passato al segno. Dal segno alla Fotografia. Dalla fotografia alla performance.

CLAUDIA PETTINARI: How did you approach the performative language?
GIOVANNI GAGGIA: I would say that guilty is the history of art. They were for me the last years of study at the Academy of Fine Arts in Florence when I studyed in the texts by Francesca Alfano Miglietti and Teresa Macrì. At that time I used to paint, so the theoretical comparison with artists such as Rudolf Schwarzkogler and Gina Pane, couldn’t not affect the meaning of my art making, the meaning of my brush; that action has become so low for me to communicate. From painting, I passed to the sign. From sign to Photography. From photography to performance.

C. P.: che cosa ha l’arte performativa di più rispetto ad altri linguaggi artistici?
G. G.: Il flusso energetico tra l’artista e il pubblico è diretto e immediato. Un percorso che passa dalla pancia, le viscere ed arriva allo stomaco, nessun altro linguaggio può permettere questo.

C.P.: What has performance art more than other forms of artistic expression?
G.G.: The flow of energy between the artist and the public is direct and immediate. A path that passes from the belly and reaches the stomach, no other language can allow this.

C.P. : che cosa ti aspetti da uno spettatore che assiste alla tua performance?
G.G.:
 Non posso e non voglio avere aspettative. Mi preme che il mio lavoro sia pulsante. Una pulsione composta da riti quotidiani: amplificati all’ennesima potenza, mutano in altro. Una spinta emotiva che negli ultimi anni ho provato a riportare nel segno e nel disegno. Il prossimo due novembre presenterò a Torino nel progetto di Chiara Canali e Fortunato D’Amico “012 pro etica profetica poetica”, un’installazione dal titolo Red Passion. Un viaggio nel segno e nella simbologia assunta dal colore rosso che non può altro che essere traccia tangibile del mio percorso performativo, del mio sentire. Dall’azione alla carta: ritualità – corpo – sangue – vita.

C.P.: What do you expect from a spectator who attends your performance?
G.G.: I can not and do not want to have expectations. I am anxious that my work is pulsating. A drive which consists of daily rituals: amplified to the nth degree, they change in something else. An emotional boost that in recent years I have tried to bring in the sign and drawing. Next November 2 I will present in Turin “012 pro etica profetica poetica”, an installation titled Red Passion. A trip to the sign and symbols employed by the red color that can not be other than tangible record of my performative career, of my feeling. From action to the paper: ritual – body – blood – life.

C.P.: come e quando è nata l’idea del progetto Sponge ArteContemporanea? Quante menti ci sono dietro?
G.G.: 
Sponge ArteContemporanea è nata nel 2008, nasce da una passeggiata in macchina a Perugia. Ragionando su chi siamo, cosa facciamo e dove vogliamo andare abbiamo deciso di aprirci ed essere contaminati, attivamente, dall’altro. Nascendo come piattaforma libera e sperimentale le menti sono tante, tantissime. Diverso è per la composizione del direttivo, tre persone: oltre al sottoscritto, Domenico Buzzetti e Susanna Ferretti.

C.P.: How and when did the idea of the project Sponge ArteContemporanea occur? How many brains are behind it?
G.G.: Sponge ArteContemporanea was born in 2008, it came out from a walk in the car in Perugia. Thinking about who we are, what we do and where we want to go we decided to open up and be contaminated by the other. As it was born as a free and experimental platform the brains are many, really many. Different is for the composition of the board of directors: three people, apart from me there are Domenico Buzzetti and Susanna Ferretti.

C.P.: cosa bolle in pentola ora in Casa Sponge?
G.G.:
 l’agitarsi dell’acqua bollente mi piace, rispecchia bene il nostro fare e la rete sponge. Abbiamo da poco aperto la stagione 2011-2012, “where is your brother?”, con la personale di Tiziana Contino. Un cammino di sole donne di rilevanza nazionale e internazionale. Cinque personali o doppie personali, cui si proverà a dare risposta con l’evento al “maschile” “Perfect Number 9 artisti, in 9 stanze con 9 curatori”, da sempre l’evento conclusivo della stagione espositiva Sponge.
Sponge è una fucina sempre alla ricerca di nuove esperienze e di nuovi talenti, per questo continueremo la collaborazione con Davide Quadrio direttore di Arthubasia, Claudio Composti direttore artistico di mc2gallery di Milano, Daniele De Angelis direttore artistico Spazio NovaDea di Ascoli Piceno, con gli artisti Cristina Treppo, Mona Lisa Tina, Loredana Galante, Marco Aion Mangani (co-direttore artistico BT’F gallery di Bologna) e con altri artisti e curatori che negli anni hanno permesso la realizzazione di tutte le iniziative Sponge. Grazie alla rete di rapporti professionali e umani il cantiere Sponge si allargherà e collaboreremo tra gli altri con Alessia De Montis, Tiziana Cera Rosco, Niba e Nila Sham Bonetti.

C.P.: what’s in store now in Sponge House?
G.G.: I like the stirring boiling water, it reflects well our manner and sponge network. We have just opened the 2011-2012 season, “where is your brother?”, with the exhibition of Tiziana Contino. A journey of women of national and international significance. Five personal or double personal exhibitions, to which will be opposed the “male” event “Perfect Number 9 artists, in 9 rooms with 9 curators”.
Sponge is a hotbed always looking for new experiences and new talents. For this reason we will continue our collaboration with Davide Quadrio, Claudio Composti, Daniele De Angelis, with the artists Cristina Treppo, Mona Lisa Tina, Loredana Galante, Marco Aion Mangani and with other artists and curators who over the years have allowed the realization of all the Sponge initiatives. Thanks to the network of professional and human relationships, Sponge site will expand and collaborate also with Alessia De Montis, Tiziana Cera Rosco, Niba and Nila Sham Bonetti.

C.P.: rispetto alla tua esperienza e alla situazione artistica attuale nazionale, a che livello posizioni le Marche?
G.G.:
 Non lo so. Ritengo che lavorare in provincia, lontano dalle capitali dell’arte Italiane faciliti la ricerca. Proprio grazie a questa nostra visione siamo stati chiamati dal centro per l’arte contemporanea di Riga in Lettonia, come partner italiani del festival Survival Kit, a raccontare la nostra esperienza agli altri partner europei.

CP: Compared to your experience and the Italian current artistic situation at what level you put the Marche?
G.G.: I do not know. I believe that working in the province, away from the Italian art capitals, facilitates the research. Precisely because of this vision we have been called by the center of contemporary art in Riga, in Latvia, as Italian partners of the Festival Survival Kit to tell our experience to other European partners.

intervista tratta da artitude.eu

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