È il 19 giugno, è forse una delle giornate più calde dell’anno, sdraiato nel letto della camera patronale di casa sponge che tra pochi giorni lascerà il suo solito abito per indossarne un altro. Mi domando volgendo la testa alla finestra quali siano i movimenti per far si che si possa comunicare ad un pubblico d’esser sole, che genere di emozione è necessario suscitare? Che forza e che umiltà deve avere un performer che si prefigge un obiettivo così arduo?

Questa stanza diventerà un tableau di Kazuo Ohno. Il fondatore insieme a Tatsumi Hijikata della danza Butoh “danza delle tenebre” nata da un forte sentimento d’angoscia e d’oppressione causato dalla devastazione post-atomica. Nella cornice, un corpo longilineo e femmineo si muove lentamente ed in modo sinuoso, il volto è dipinto di bianco, le dita danzano ad ogni scoccar del piano, il corpo si eleva dall’acqua e con essa è un tutt’uno. Una nave suona e compare nella scena, il corpo del danzatore sembra nell’acqua scomparire. Sul finire del quadro una donna dalla pelle candida e dalle gonne grandi latine, su un palco di un teatro vuoto danza e tra le sedute libere se ne va. “Admiring La Argentina” è l’opera con cui Kazuo Ohno si fa conoscere al grande pubblico europeo era il 1977 e riversa la tradizione dell’Onnagata (attore-danzatore che recita parti femminili) in interpretazioni di carattere contemporaneo.

Nel 1929 Kazuo Ohno assiste ad uno spettacolo di una danzatrice spagnola Antonia Merce detta La Argentina, grazie a questa visone decide di dedicarsi allo studio della danza. La Argentina non la dimenticherà mai più e se la porterà con se per tutta la sua lunga vita d’artista.

Non riesco ad inquadrare l’arte di Kazuo Ohno penso che sia una forma soltanto sua, un arte capace di superare la fisicità del corpo e raggiungere la sfera surreale ed onirica dei sogni. Prima e dopo di lui nulla è stato lo stesso. La devozione totale verso il Butoh e il corpo ha donato a Ohno una lunga vita.

Mi piace paragonare il percorso di Kazuo (e del butoh) al susseguirsi degli episodi in “Sogni” del maestro della cinematografia giapponese Akira Kurosawa: dopo i ricordi di un passato felice, si affrontano nel tunnel gli orrori della guerra (Ohno ha combattuto durante la seconda guerra mondiale, facendo anche carriera) e poi l’incubo dell’olocausto nucleare, la mutazione, la morte, gli angoli bui dell’essere umano, la distruzione di ogni cosa. Ma proprio da tutto questo scaturisce la gioia e la speranza e quello che si prova è estremamente piacevole. Entrando nel Villaggio dei Mulini le prospettive improvvisamente cambiano facendoci vedere con chiarezza ciò che è importante. Come il vecchio al mulino, che dichiara di avere 103 anni (la stessa età in cui Kazuo Ohno è morto), quando afferma che dire che la vita è dura e difficile “è solamente una posa dell’essere umano” ma che in realtà è “entusiasmante”, similmente Ohno con i suoi movimenti e gesti ci dice lo stesso.

testo critico di “PERFECT NUMBER – 9 artisti, 9 curatori, 9 stanze, 9 project room, 9 personali. terza edizione”

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