L’ALCHIMIA DEGLI ELEMENTI

Tutto è stato raso al suolo. Detriti, polvere e fango sono davanti agli occhi neri e lucidi della piccola Gea. Un vento luminoso inizia a soffiare sollevando e portando via le macerie. Il cielo si riempie di stelle e la terra riemerge danzando. Non più confini, morte e vita sono parte dello stesso istante, nuove le possibilità.
Tra terra e fuoco, grano ed acqua, parte di un’unica idea di rivitalizzazione, di emersione di un’umanità che spesso si nasconde sotterrata da cumuli di macerie, questa esposizione vuole cogliere un’occasione di ricostruzione partendo dalla fisicità degli elementi, così com’è la terra dell’Idroscalo di Ostia, luogo in cui Pasolini fu assassinato nel ’75, dell’opera Mantra di Rocco Dubbini. Lettere di metallo che compongono la scritta Mia Mamma/Mamma Mia, urla di Supplica a Mia Madre, sono collocate a forma di stella, ricordando la traccia che lasciò l’auto che travolse il poeta, e accolgono la terra dell’Idroscalo per rendere immortale arte e sentimento.
Anche Viaticus è morte, ma durante la vita. Simona Bramati realizza quella che sarà la sua bara avvicinandosi ad un momento, nel tempo e nello spazio. Attraverso la sua collaborazione con le Onoranze Funebri Bondoni di Serra San Quirico (AN) accende un colore nel nero, fa strada verso un lungo viaggio.
Di nutrimento e vita ci parla Giorgio Donini che racchiude in Bramante la storia di una famiglia di panettieri, la sua, attraverso un linguaggio immediato. Tre pagnotte crude, su una mensola di legno grezzo, lodano la vita e l’umanità dei suoi avi.
La terra è anche demarcazione. Filippo Riniolo lavora sulla natura dei confini attraverso l’immagine della bandiera, simbolo per eccellenza della nazione. In Bandiere – dittico della terra l’emblema della divisione viene bruciato e torna ad essere cenere. Colori e segni scompaiono e l’argilla accoglie i resti dell’azione purificatrice del fuoco.
Come Gea, Gianluca Panareo giocava da bambino, ma con materiali da cantiere. Little Ranger, realizzata appositamente per SetUp 2015, ha una presenza materica importante, caratterizzata dall’uso del cemento alla base e ammorbidita dalla trasparenza del vetro all’apice. Al bivio tra scultura ed installazione, racchiude una girella spruzza acqua, che normalmente andrebbe ad innaffiare un’ampia porzione di terreno, entro un box di vetro che ne limita la forza; l’acqua sbatte sulle superfici non esplicando totalmente la sua funzione. Qui i confini sono visibili e la libertà viene negata. Come una sorta di macchina teatrale rende percettibile allo spettatore, tramite un oggetto di uso comune, un sentire personale.
Ora Gea ha contemplato Urano, raccolto acqua da Oceano e seguito la circolarità di Crono; può continuare il suo viaggio.

Milena Becci

L’alchimia degli elementi. Progetto curatoriale di Sponge ArteContemporanea per SetUp 2015

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