Il punto di partenza – o di convergenza – potrebbe essere la logica e lo spirito del saltimbanco medievale, antico vero professionista delle arti e performer, dell’esibizione baldanzosa da baracchino o da parata tipica dell’arte e del teatro anche musicale di strada; più genuina, ironica e magari irriverente ma non per questo incolta e sprovveduta, semmai anti-istituzionale. Il saltimbanco di Palazzeschi in ‘E lasciatemi divertire!’ dice a proposito delle sue strofe: “Non è vero che non voglion dire / vogliono dire qualcosa. / Voglion dire… / come quando uno si mette a cantare / senza saper le parole. / Una cosa molto volgare / Ebbene, così mi piace di fare”. È l’enfasi del poeta come dell’artista contemporaneo più sensibile, che si mischia con naturalezza tra la gente credendo ancora la sua arte, profondamente e nonostante tutto, utilissima per il bene e il benessere della società. O meglio, di ogni diverso singolo individuo.
Il punto, dunque, non è la ricerca di un qualche alto significato; come l’avanguardia più anarchista dei primi del Novecento insegna, il non-sense è il senso stesso e «Dada» non significa nulla. Però vuole scuotere – scuote difatti – le coscienze umane, in maniera più democratica e diffusa possibile dal perimetro idealmente sconfinato del Cabaret Voltaire zurighese. E’ questa in fin dei conti la libertà e la spontaneità dadaista, ed anche l’autentica aspirazione verso cui propende il progetto sperimentale dei MaX StirneR LumpeN, Musiche da naufragio, che sull’importanza della libertà espressiva lavorano già indicativamente dalla scelta del nome con cui si presentano. Max Stirner – pseudonimo di Johann Caspar Schmidt – fu un filosofo tedesco un po’ fuori dalle righe, sostenitore di un primordiale concetto di anarchismo individualista e che, tra l’altro, a proposito del suo saggio ‘Il falso principio della nostra educazione’ del 1842 dichiarerà la necessità di avvedersi che “il supremo obiettivo dell’uomo non è l’istruzione o l’incivilimento, bensì la libera creatività”. Lumpen, dal tedesco «straccio, cencio», sottolinea accanto al nome del filosofo, la condivisione della consapevolezza di stare – e starci bene – risolutamente ai margini dei dettami e delle convenzioni accademiche. Così i MaX StirneR LumpeN, autodefinitosi sin dalla loro nascita nel 2014 una formazione anarco-musicale volta a “improvvise incursioni sonore in contesti artistici eclettici”, presentano a Casa Sponge (ma non mancheranno di invadere con le loro contaminazioni strumentistiche persino il centro storico di Pergola) una performance basata sulla pura musicalità corale sprigionata dall’interazione libera dei musicisti, delle loro menti, delle loro dita e delle loro gole. Fiati, ottoni e un basso in un patchwork analogico di suoni armonici e/o contrastanti, in un continuum sonoro oscillante e sempre imprevedibile, poiché non esiste alcuna partitura. Si tratta, affermano gli artisti stessi, di “improvvise azioni, arti visive declinate in sonore vibrazioni; mantenendo inalterata la propensione alla creazione istantanea, al guizzo intuitivo, in un continuo equilibrismo da principiante propenso all’inciampo, in caduta libera sull’azzardo divertito dell’improvvisazione senza conoscerne le basi. E vedere di nascosto l’effetto che fa”. Come dire che il fine ultimo è l’esperienza del coinvolgimento totale e sinestetico. Il libero sfogo creativo mira al raggiungimento del puro piacere dato dall’Arte, in sé e per sé, all’individuo. Il senso quindi c’è, eccome; mascherato di frivolezza, è in realtà più serio e profondo di quanto in prima battuta si possa immaginare.
Alle tipiche forme di spettacolo e performances di strada, si ispira pure la struttura a baldacchino all’interno della quale gli artisti si esibiscono durante l’happening musicale nel giardino di Casa Sponge. È costruita interamente con materiale di riciclo in ferro e lamiera, che sono elementi readymade favoriti nella ricerca artistica e scultorea ad esempio di Francesco Bocchini – fra i fondatori della band – come pure, in modalità differenti, in alcune delle ricerche degli altri componenti: tutti artisti visivi di professione, oltre che anarco-musicisti per serissima vocazione.

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