3 artisti, 3 voci per una stessa musica, ognuna col suo timbro, ognuna col suo ritmo e col suo canto, che nonostante la differenza di melodia creano una sinfonia perfettamente armonica.

Il canadese Douglas Scholes (1) presenta in un video un progetto complesso che si adatta perfettamente all’etica ed alla filosofia di Sponge Arte Contemporanea: la pratica di Scholes infatti si basa sull’instaurare un rapporto con il territorio tramite le comunità che lo animano e le persone che, vivendolo, lo caratterizzano. Un’opera importante per il luogo che la ospita, nata in un territorio differente, ma che si adatta perfettamente all’originalità dell’idea Sponge, non solo come forma, ma soprattutto come idea di progetto, difficile da vedere nelle gallerie, e più in generale, in Italia. Sempre un legame strettissimo con la natura estetica dell’ospite, sono la serie di lavori di Frédéric Saia (2), che propone immagini fotografiche purissime in cui ad essere protagonista è il talento della Natura, incapace di arrendersi. Immagini che si ergono come un grido di speranza, intonando un canto che sembra essere dedicato alla nascita e allo sviluppo, in condizioni avverse e “nonostante tutto”. Il titolo della serie, che nasce anch’essa da un’esperienza di territorio, si sviluppa attorno ad un pensiero fatto di due parole: “forza di adattamento” ed “appropriazione”. Ultima voce, ma non certo per importanza, quella della giovane Laura Giovannardi (3), che si mostra attraverso un’installazione di fotografia e scultura, scegliendo l’infanzia come portavoce visuale del suo messaggio, che si basa sulle tematiche della distruzione, costruzione, trasformazione e memoria, un progetto di arte pubblica di tipo partecipativo attivo dal 2005, intitolato Cuore di Pietra e basato sull’idea che gli oggetti connotativi del quotidiano, come gli edifici, vengano utilizzati per ripercorrere i processi di continua evoluzione dei contesti urbani.

Douglas Scholes e Frédéric Saia sono stati entrambi ospiti delle residenze organizzate da Rad’Art Project e dall’Associazione Artèco, centro permanente dedicato alla ricerca artistica internazionale con sede a San Romani di Mercato Saraceno (FC). Laura Giovannardi collabora attivamente con Rad’Art Project.

(1) Il video di Douglas Scholes, dal titolo Assegnazioni di semplici mansioni per una camminata, è stato realizzato nel 2012 a San Romano di Mercato Saraceno e a Cesena nell’ambito della residenza organizzata da Rad’Art Project e dall’Associazione Artèco. Per l’occasione l’artista ha creato un oggetto simbolico, risultante dall’ibridarsi di un’anfora romana con l’odierna bottiglia di plastica per acqua. Tale oggetto è stato prodotto in una serie di multipli, realizzati impiegando materiali proveniente dal territorio di San Romano e la manodopera e professionalità del laboratorio artistico Plastikart, di Cesena. Molti di questi oggetti sono stati depositati dall’artista ad intervalli regolari, lungo i 17 km di strada, che collegano San Romano ad una discarica, come di marcatori di percorso o vasi commemorativi. Lungo il percorso, l’artista ha raccolto la spazzatura, negligentemente abbandonata, che è stata poi accuratamente selezionata e depositata nei vari container per la raccolta differenziata dislocati lungo il percorso. Gli oggetti ibridi depositati da Scholes sono dei segni visibili della sua azione artistica e rimandano a quella spazzatura abbandonata sul ciglio della strada. Tali oggetti, se trovati, potranno successivamente essere portati via dai passanti. In caso contrario, gli oggetti si integreranno nell’ambiente grazie alla biodegradabilità del materiale che li costituisce: la cera d’api. Il paesaggio ripulito assume l’aspetto con cui, solitamente, lo sguardo ordinario di rimozione lo vede.

(2) Durante la sua residenza presso lo Spazio Rad’Art, Frédéric Saia ha intrecciato la propria esperienza artistica con il territorio che lo ha accolto, cercando di far emergere alcuni dettagli, solitamente non raccolti dalla rappresentazione cartografica obbiettiva del territorio: gli alberi, singole piante cresciute sotto la pressione di condizioni particolari. La ricerca compiuta dall’artista si è svolta attraverso un programma di esplorazioni lungo le strade, i sentieri e nei boschi del territorio della Provincia di Forlì-Cesena; esplorazioni in cui è stato sempre accompagnato da persone del luogo, che con le loro indicazioni hanno permesso all’artista di creare una propria mappa (appropriazione, appunto). Una mappa fatta di sentieri tracciati a partire dalla conoscenza trasmessagli del territorio, nei particolari espliciti e nei racconti di un vissuto che è emerso grazie alla relazione nata fra l’artista e la comunità, creando percorsi possibili e fruibili da parte di eventuali camminatori, all’interno di un disegno complessivo, i cui contorni sono definiti dalla posizione occupata da ciascun albero in questa nuova forma di cartografia relazionale.

(3) Per la realizzazione del progetto, Laura Giovannardi ha coinvolto gli abitanti di Pianoro che sono stati invitati, passando di casa in casa, a donare vecchi oggetti d’uso comune. Gli oggetti in parte donati e in parte recuperati durante la demolizione di alcuni edifici del paese , modificati e ritrasformati mediante l’utilizzo del velcro, sono diventati le unità di composizione di nuove strutture effimere e ri-trasformabili. Sono stati simbolicamente appoggiati a terra i pezzi di una città destrutturata a suggerire le molteplici possibilità di trasformazione e al tempo stesso la mobilità e temporaneità di una città il cui assetto urbanistico è ancora in costante evoluzione. Le persone durante l’inaugurazione hanno liberamente interagito con gli elementi dell’installazione creando continuamente nuove configurazioni.

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