Entrare senza chiedere permesso.
Entrare in punta di piedi nella stanza.
Entrare in una stanza oppure in una modalità di ascolto.
Una stanza che, in realtà, è un corridoio.
Un luogo di passaggio, un varco, il cambiamento di una condizione, com’è reso perfettamente dal suo corrispettivo inglese, transition.
Un ambiente che, prima di essere fisico, è sonoro e che, quindi, non si attraversa. Vi si sosta.

Appare ironicamente in contrasto l’installazione audio di Angelo Petronella con il corridoio arancione di Casa Sponge, nel quale è allestita.
La sonorità sottile crea una spazialità che può non corrispondere alle pareti strette e lunghe, dando vita ad uno spazio dell’accoglienza e instillando, nelle persone, un motivo per rimanere. L’intera stanza diventa una cassa di risonanza che diffonde, leggeri, i suoni ottenuti da manipolazioni di sassi, sanpietrini di porfido dal suono ottuso che l’artista stesso ha ottenuto, registrato e modificato con un’elaborazione digitale, più o meno invadente.

Un tappeto sonoro emesso dall’insieme delle piccole casse, diciotto registrazioni di sassi che si sovrappongono e si amalgamano dando la straniante sensazione dello scorrere dell’acqua. Diciotto registrazioni sfalsate, leggermente diverse in durata, che generano un andirivieni sonoro prolungato nel tempo da risultare impercettibile, quel movimento e ricomposizione del suono che si sgrana per riunirsi solamente molto tempo dopo, che dà il titolo all’opera.
Al movimento sonoro si sovrappone la continuità dei suoni appena udibili emessi da due casse separate, interrotti da sporadiche incursioni che scuotono l’ambiente sonoro, in continuo rimando e contrasto con lo spazio fisico.

Tecnicamente, l’installazione audio si compone di due sistemi di diffusione separati: una cordata di 18 piccole casse acustiche ed un sistema stereofonico. I suoni emessi da entrambi i sistemi sono tratti dalla manipolazione di sassi operata dall’artista. L’elaborazione prevede una leggera variazione in altezza per i suoni emessi dalle piccole casse, mentre il sistema stereofonico contiene suoni fortemente elaborati, coprendo tutta la gamma compresa tra le frequenze udibili.
Parte dell’opera è pensata come interattiva, poiché all’interno di ciascuna delle piccole casse c’è un circuito stampato che ospita un registratore e una cellula fotoelettrica la quale, nel momento in cui viene illuminata attraverso un foro praticato in cima alla scatola di legno della cassa, dà avvio alla riproduzione del segnale registrato. Il suono verrà letto in loop fintanto che la luce colpirà la cellula.

Il registratore può fisicamente contenere un segnale audio con una durata variabile tra i 30 e i 45 secondi. La durata di ciascuna registrazione, che comprende una parte sonora ed una di silenzio, risulta differente generando la sovrapposizione in continuo cambiamento del titolo.
Il sistema stereofonico riproduce in loop una sequenza audio della durata di circa 50 minuti.

(Annalisa Bergo)

Moving & Recombining N°3
Penso agli elementi sonori che creo come a identità riconoscibili, con una propria qualità timbrica e un proprio comportamento relativo allo spazio e al tempo.
Lo spazio nel quale situo l’installazione mi consente di costruire un rapporto dinamico tra gli elementi sonori, mettendo in relazione le loro caratteristiche timbriche e la collocazione nello spazio stesso. Tutti i suoni presenti vengono emessi da altoparlanti, per cui, oltre alla loro collocazione fisica, è udibile anche uno spostamento dei suoni realizzato tecnicamente con differenti modalità.
Anche questa installazione sonora si apre a un ascolto “infinito”: nel corso del tempo gli elementi sonori utilizzati si ripresentano con combinazioni diverse, per cui l’ascoltatore può sostare in un ambiente sonoro del quale non può prevedere l’esatto svolgimento, anche se impara a riconoscerne le caratteristiche.

(Angelo Petronella)

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