Saba Masoumian

In-A-Box

Scatole cinesi, doni in scatola predisposti allo stupore, scatole di cartone pronte per i traslochi, scatole per le scarpe e cibi in scatola. Quante cose possono essere contenute in una scatola, visibili o invisibili all’occhio che riesce, a volte, ad oltrepassare la materia e immaginare il piccolo mondo racchiuso in un interno.

Saba Masoumian apre i coperchi, li smonta e mostra: la barriera materica è annullata, l’artista vuole raccontare e non nasconde il contenuto ma lo crea. Nelle sue Scatole, sette delle quali sono visibili all’interno della sua personale a Casa Sponge, In-A-Box, ricostruisce in piccola scala interni domestici palesemente vissuti. Come in un set cinematografico dirige lo spazio, dà forma agli elementi che lo costituiscono, realizza il pavimento e il soffitto e vi immette gli oggetti, simboli di un passaggio umano precedente che si è compiuto e che non ci è dato vedere.

Abbandono e caducità sono racchiusi all’interno del suo lavoro, costruito in maniera minuziosa e attenta, per affrontare quelle sfumature della memoria e del vissuto che sono intrinseche alle cose. La res latina non è priva di vita, ma è intensamente colma di spirito ed effetto dell’azione umana con cui si è trovata ad essere in contatto. In tutto questo si inserisce il tempo, il protagonista, che tutto consuma, necessario al ricordo ed esplicito nelle mura screpolate, negli elettrodomestici arrugginiti e nelle piastrelle sporche; è proprio Kronos a restituire la traccia del passato in un presente che diventa mondo di sogni, o meglio incubi, che preferiremmo non si palesassero nella realtà.

Ogni oggetto ha il suo carattere, scrive Saba, ma la patina del vissuto e del ricordo annulla confini e differenze e un letto, un lavandino o un armadio sembrano imparentarsi legati dalla persona che li ha utilizzati. Le cose vivono una accanto all’altra nello spazio del quotidiano e si elevano a realtà metafisica dopo aver assorbito una memoria che li trasforma. La caducità è campanello d’allarme per noi esseri umani che, nell’era del consumismo, acquistiamo spesso e facilmente oggetti, nuovi e sfavillanti, che ci avvicinano al credo dell’immortalità, mettendo all’angolo il vecchio e il ricordo.

Inscindibile il legame tra l’artista e il suo paese d’origine, l’Iran. Il paesaggio architettonico è distrutto dalla guerra e l’apparizione di case scoperchiate, abbandonate da chi le abitava, per cause di forza maggiore, non è purtroppo cosa rara. Il vincolo sentimentale è forte e l’artista ci rivela il soffio vitale racchiuso negli oggetti rimasti, nei lavandini che perdono, nelle scarpe rosse lasciate sul pavimento, nelle cicche di sigarette appoggiate sul posacenere e nelle uova rimaste in frigo, ancestrale simbolo di vita per una possibile rinascita, di fertilità come eterno ritorno della vita. L’uovo cosmico, secondo alcune civiltà, è posto all’origine del mondo e nei lavori di Saba questa universalità ritorna comprendendo l’intera esistenza: tutti noi siamo parte dell’Universo e in ognuno di noi questo Universo è presente. Anche la farfalla, ricorrente nelle installazioni dell’artista e vibrante, con le sue ali che battono lentamente al ritmo dei tocchi di un orologio, nel video Swing, è, come l’uovo, emblema della metamorfosi; le quattro fasi che attraversa, uovo, bruco e crisalide, per diventare infine farfalla e vivere solo per poco tempo, insegnano all’uomo il significato più meraviglioso e misterioso della vita, la trasformazione.

Dentro gli ambienti di Saba la vita degli uomini ha lasciato traccia esclusiva negli oggetti presi in mano, consumati, utilizzati o lasciati marcire; ora è viva l’energia primordiale della natura che vaga intorno ai mobili e alle cose, abbracciandoli. L’artista ci manifesta questa forza intrinseca nata dall’interazione tra noi e l’ambiente in cui viviamo, in maniera diretta e forse cruda, ricostruendo Scatole che contengono vita. Il ricordo può spaventare, ma è altrettanto difficoltoso immaginare il nostro futuro, sta a noi quindi scegliere cosa fare nel presente, se chiudere i coperchi delle scatole o aprirli.

Milena Becci

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