Sono infinite le declinazioni che un corpo vivente può assumere grazie all’arte. Corpo umano o vegetale, pubblico o privato, potente o indifeso, è strumento e fine. Il punto è scavalcarne i confini ed esplorarne le infinite possibilità. Il corpo si fonde e dilaga in frammenti visivi, sinfonie, icone e moltitudini.

Anton Roca sovrappone i sensi, tatto e vista. Esplora il corpo umano come uno strumento secondo un preciso spartito da eseguire. L’osservazione avviene con il tocco delle due mani dotate di telecamere e sensori. La visione si sdoppia, i confini del corpo si fanno indefiniti. Spiazzamento e  bisogno di ricostruire un’immagine riconoscibile. L’artista diventa attante, colui che controllando la materia la plasma in nuove visioni libere.

Stefano Scheda, meno scientifico e più intimista, si spinge a fondo nelle sue ossessioni. Le foto di questi corpi nudi, ormai lontane dalla sua attuale estetica, dimostrano come l’attenzione al corpo umano sia sempre stata al centro della sua indagine: negando e superando l’erotismo, il corpo è per Scheda un metro di misurazione dello spazio, la chiave per leggerlo e ricostruirlo.

Pubblico e sfacciato, eppure con una profonda vocazione introspettiva, è invece il lavoro di Cristina Nuñez. Senza alcuno stimolo esterno, il soggetto è solo davanti alla macchina fotografica, costretto a fare i conti con la propria intimità, la propria bellezza, il proprio dolore. I suoi ritratti sono potenti e disarmanti. La visione di tante espressioni smuove irrimediabilmente le viscere e scatena un vortice, un desiderio di osservarsi, di liberare il dolore e farlo circolare come linfa vitale per raggiungere una nuova bellezza superiore.

Con Isabella Pers si passa dal corpo strictu sensu all’idea generale di individuo inserito nella collettività. Nelle sue azioni c’è una riflessione sulla percezione dei ruoli interpersonali e sui molteplici livelli interpretativi con cui ogni individuo affronta la realtà. Le sue azioni sono inviti alla consapevolezza, all’affermazione di sé e alla determinazione di una coscienza sociale.

Anche la ricerca del giovane Mirko Canesi ha un’ottica più universale e impegnata. Le piante sono i corpi viventi su cui ha deciso di intervenire, poiché ben esemplificano gli anelli deboli e inermi del mondo. La sua riflessione, molto attuale, è incentrata sull’alterazione dei rapporti tra esseri viventi, e la violenza che li pervade. Al di là di banali fantasie new-age, applicando gli esperimenti del dottor Emoto sulla memoria dell’acqua, Canesi intende evidenziare come ogni cosa vivente, compreso l’uomo, essendo composta da acqua, possa essere influenzata, plasmata e perfino rieducata al bello.

Giovanna Giannini Guazzugli

 

Scavalcare i confini del corpo. Progetto curatoriale di Sponge Artecontemporanea per Setup 2014

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