Aprire facebook nel 2012 e capitare nel profilo personale di Cristian Iotti, spulciare i suoi album fotografici, trovarne uno, work in progress, aprirlo ed improvvisamente fare un tuffo nel tempo.
Mi rivedo a 5 anni, quando piccolo bambino malato con gli occhi grandi e cerchiati attendevo mio zio, nel negozio di mia mamma. La meta di quelle giornate, non so per quale strano motivo spesso uggiose, era la piazza di fianco alla piscina comunale; lì arrivava il circo e lì si attendava. Sostavamo per ore, io seduto sulla vespa e lui in piedi a fianco fumava, in attesa dell’arrivo delle carovane. Sempre a distanza, come ad osservare con il binocolo e in punta di piedi un altro mondo, un altro modo di vivere, così lontano dal nostro ma così pieno di fascino. La prima cosa che facevano era rifocillare gli animali: un poni, un asinello, un lama e, quando il circo era più grande, un dromedario. In fine la magia del cerchio che si fa intorno alle carovane, le corde, le antenne, la forza dell’uomo e lo chapiteaux, per me creatura, svettava enorme e colorato verso il cielo.

Questo è ciò che ho ritrovato negli scatti di Cristian Iotti dedicati al circo Darix Togni, un viaggio personale, un percorso nella mia esistenza, un cammino nella mia vita, che incrocia e soltanto sfiora quella del Circo. Credo che il circo sia una società parallela, una sorta di carboneria colorata, dove attorno al cerchio della pista si muovono vite, uomini e donne che, a volte, non avrebbero potuto trovare un ruolo e avere dignità’. Basti pensare alla donna baffuta o alla donna cannone, se nella società civile sono considerati reietti perché diversi, nel circo sono meraviglia, proprio perché la loro diversità è amplificata, accolta e trasformata in eccellenza.
Cristian ci racconta un periodo della sua vita, era il 2011 ed erano i giorni di Natale, quando il circo Darix Togni ritorna in Italia da una lunga tournée in Africa e sceglie Milano come piazza per trascorrere le festività. Un mese dove viene accolto dal circo e con il circo vive, in compagnia dello scrittore Roberto Marzucchi. Abita nei container del circo come un operaio, come un artista, come uno di loro. Il suo tempo nel circo è scandito dal clic della camera fotografica e in questa prima personale a Casa Sponge, dal titolo Vis Circensis Omnia Vincit, Iotti ci mostra il suo sentire. L’occhio è lucido e straordinariamente poetico, a tal punto da far trapelare la verità del circo e di chi lo vive. Non abbiamo in mostra nelle nove stanze le immagini dello show, ma l’installazione, il back stage, le carovane, gli abiti stesi e le carovane storiche in legno dei Togni, l’esistenza, ciò che c’è prima e dopo lo spettacolo, quando la frase the show must go on perde di senso.

Vis circensis omnia vincit, la forza del circo vince su tutto, è scritta ed incisa sulla pelle dell’avambraccio di Davio Togni. La stessa frase era all’interno dello chapiteaux del Florilegio. La produzione, nata da un’idea dei tre fratelli Togni nel 1990, dove la struttura era davvero un luogo delle meraviglie, è ispirata alla Parigi dell’ottocento, dove lo sfarzo regnava sovrano, tra velluti damascati, tappeti orientaleggianti, lumi di cristallo e poltroncine rosse. La struttura esterna in legno intarsiata e dipinta come le carovane. Ricordo di aver visto questo show, che ha riscosso successi nel mondo, in un’estate d’agosto di dieci anni fa a Rimini. Di quella serata sento ancora sull’epidermide la sensazione, trascinato in una fiaba dai colori, gli odori e i personaggi. Tra i protagonisti, l’uomo più forte del mondo seduto comodamente a margine pista, su una enorme poltrona di velluto rosso con i complementi dorati assiste e sostiene lo spettacolo. Quest’uomo lo rivedo oggi, prima negli scatti di Cristian Iotti e in un secondo momento, proprio perché da questa mostra ciò che l’autore vuole far emergere è la verità, lo incontriamo insieme nella cittadella dei Togni a Rio Saliceto (RE). L’omone è affaccendato, cammina tra una carovana e un container rosso; si rivolge a Iotti con un battuta, vuole il suo ritratto, fossi nell’autore lo accontenterei, in fin dei conti è in grado di spezzare le catene con la forza delle braccia. In questo anomalo paese tra carrozzoni storici, uomini che colorano tutto di rosso, una enorme sartoria, la donna dai capelli d’acciaio e il jack russel Pepito, i tre fratelli Togni si raccontano. Davio ci apre la sua carovana, Corrado fa battute e Livio ci parla delle tigri mentre le accarezza e loro rispondono facendo fusa. Corrado, Davio e Livio Togni sono ad honorem i curatori di questa straordinaria mostra, ci aprono le loro dimore, ci sostengono e mentre insieme, in una giornata autunnale, sfogliamo le foto di Iotti decidono che il loro intervento consta nel regalarci una poesia scritta da loro padre Darix Togni, uno tra i più importanti domatori di tutti i tempi. Corrado la recita, Livio e Davio qua e in là lo correggono:

Signori,
chi vi parla è il circo.
Benché io sia il più antico fra gli spettacoli al mondo
so sempre dare ai miei affezionati amici
il più sano,
il più vero,
il più morale fra gli spettacoli.
Tu bambino che attento e meravigliato
hai visto tutto quello che ti ho presentato
non dimenticarmi,
sappi che ho fatto di tutto per divertirti
e la speranza di esservi in qualche modo riuscito
mi rende veramente felice.

Io vivo per i bambini
e fintanto che vi saranno bambini al mondo
vivrò.

Grazie ai fratelli Togni per averci aperto le loro carovane e a Cristian per averci invitato ad entrare

Jack Fisher

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