di Valeria Carnevali

Pierluca Cetera - IndiGesta, 2015, foto di Gianluca Panareo

Il progetto artistico sembra strizzare l’occhio all’effetto scenico, e incuriosisce un Pierluca Cetera (Taranto, 1969), pittore figurativo noto dalla fine degli Anni Novanta per la sua poetica incentrata sulla drammaticità della condizione esistenziale, che indugia sullo stupore del pubblico, il quale, dopo aver consultato il foglio delle istruzioni dall’elegante grafica vintage, accede al corridoio buio della casa. La fruizione della mostra è un’esperienza individuale e intima: lo spettatore strofina i fiammiferi sulla superficie abrasiva dei piccoli dipinti ovali in cornice anticata, e con la fiammella generata illumina per un breve tempo, e da molto vicino, la figura presente nell’opera. Suggestivo. Ma l’effetto-meraviglia iniziale cede il passo a una sensazione di inquietudine che sfocia in dolore e violenza: in ogni ovale è ritratto un uomo a torso nudo, e ogni tentativo di illuminarlo è una sferzata, ogni desiderio di ripetere l’intrigante visione è un colpo inferto a quel “povero cristo”, i segni rossi della capocchia del fiammifero, lasciati come frustate, permangono infine nel dipinto, che con essi si rovina e si completa, in maniera, fisica e metaforica, irreparabile.

da Artribune

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