Vincenzo Agnetti “L’OperAzione concettuale

al ClAC Centro Italiano Arte Contemporanea di FOLIGNO
dal 23 giugno al 9 settembre 2012


23 giugno, provo a giocare con i numeri di questo giorno 2 + 3 = 5, B + C = E, BCE, in effetti il risultato è bastevole e spaventevole: Banca Centrale Europea? Nulla di più contemporaneo nel senso stretto del termine. Quando formulo questo pensiero sono in macchina, provo a distrarmi buttando l’occhio fuori dal finestrino, guardo l’ambiente, le colline morbide marchigiane che cambiano piano, diventando più dure mano a mano che mi avvicino all’Umbria; ma ciò non basta a mutare il pensiero. La musica che mi accompagna amplifica racconti che non mi piacciono, Una Storia Sbagliata, un De Andrè che riflette sulla morte di Pier Paolo Pasolini:

“È una storia da dimenticare / è una storia da non raccontare / è una storia un po’ complicata / è una storia sbagliata. / Cominciò con la luna sul posto / e finì con un fiume d’inchiostro / è una storia un poco scontata / è una storia sbagliata. / Storia diversa per gente normale / storia comune per gente speciale / cos’altro vi serve da queste vite / ora che il cielo al centro le ha colpite / ora che il cielo ai bordi le ha scolpite…”

Il tutto però assume un senso, il focus è la parola, la lettera. I caratteri si affastellano uno appoggiandosi sull’altro, costruendo un cammino di senso e di pensiero che mi accompagna fino alla mia meta:Vincenzo Agnetti – L’Operazione Concettuale al Centro Italiano Arte Contemporanea di Foligno.

Centocinquanta le opere in mostra, a raccontare il percorso di poco più di dieci anni, dal 1967 al 1981, dello straordinario artista Vincenzo Agnetti, una delle maggiori personalità dell’arte concettuale internazionale. Un uomo che ha abbracciato l’arte a 360 gradi, dalla pittura alla scultura, dalla fotografia alla poesia fino alla critica. Un cammino che riesce a concretizzare visivamente la problematica della relatività, del significato, del lessico. È del 1968 la Macchina drogata, nella quale i centodieci numeri di un calcolatore sono stati sostituiti con altrettanti caratteri alfabetici, trasformando così il codice numerico in quello lessicale, un lavoro in continua evoluzione grazie all’azione meccanica del pubblico. Da quest’opera si dipana una serie, a cui appartiene Apocalisse, del 1970, uno straordinario perspex pantografato con sigilli di ceralacca dal quale sembra emergere, velocemente e magicamente, una sequenza di lettere apparentemente senza alcun refente, tranne alcune che, per me, compongono le parole LUPO O MUSA. Dello stesso anno è Libro dimenticato a Memoria, un libro reale fustellato al centro con copertina di tela; il vuoto è tagliato in diagonale da un segnalibro di tessuto, evidenziando al contempo l’assenza e regalandogli forza e significato. “…Con Vincenzo Agnetti il linguaggio verbale giunge al collasso – scrive Bruno Corà nel suo saggio in catalogo – È, tuttavia, ad opera dei suoi cortocircuiti retorici che esso lascia intravedere ancora un altissimo riverbero, un bagliore estremo prima della sua eclisse di autenticità o svalutazione completa ad opera della comunicazione e della pubblicità”. Le lettere si incastrano magicamente con i materiali più disparati, tra i quali bachelite incisa, carta e tela emulsionata, fotografie su alluminio, acrilico, olio, legno e feltro, in una costante e impressionante pulizia formale.

Il mio percorso tra le parole nelle opere visive di Agnetti potrebbe e dovrebbe continuare per ore ed ore, ogni opera mi permette con estrema facilità di superare la sua stessa superficie stessa e di raggiungere sfere oniriche. Non nego che passare velocemente alla successiva mi destabilizza non poco; ciascuna mi tiene legato a sé e mi molla a fatica. Se Tav12 – Assioma ha impressa la frase “IN PRINCIPIO ERA LA NEGAZIONE IN ATTESA DELLO STUPORE”, come posso passare a Tav.14dove leggo “IL SISTEMA USA GLI OGGETTI COME VEICOLO E LE IDEE COME COMBUSTIBILE”? Qui voglio chiudere il mio racconto: su Tav.15 trovo, insieme a una sequenza binaria da 1 a 42, la frase: “QUANDO LE PAROLE PERDONO SIGNIFICATO I NUMERI CONQUISTANO LE PAROLE”. Dò il mio senso partitico all’opera, quasi ritornando alla trasformazione del 23 in una somma di lettere e nulla più; il resto credo sia giusto tenerlo per me. Ciò che è certo è che L’Operazione Concettuale di Vincenzo Agnetti merita senza se e senza ma un viaggio a Foligno, e sarà possibile farlo fino al 9 settembre. Non pensate di cavarvela in pochi minuti o secondi, non si tratta di pubblicità.

da Kritika

I Commenti sono chiusi

Iscriviti alla Newsletter!
Categorie
Archivi
Articoli più letti
  • Non ci sono elementi
Questo sito utilizza i cookies - This website uses cookies
OK