CRISTINA TREPPO, IMPALPABILE

Cristina Treppo utilizza plurali linguaggi per creare un senso di sospensione poetica. La sua arte è fatta di una oggettualità ricca di evocazioni. Installazioni che si “insinuano” nei luoghi e creano nuove suggestioni accennate in modo delicato.
Questi modus lo ritroviamo anche nell’intervento concepito gli spazi di Sponge Living Space di Pergola con Impalpabile.
Una sottilissima trama di fili argentati legati tra loro a costruire una cortina quasi invisibile, fragile, difficile da percepire, resa manifesta dal brillare del filo d’argento in controluce.
Nulla è esplicato in modo netto, troviamo una sorta di immaterialità che fa emergere il lavoro in barlumi di riflessi luminosi. Ogni idea di iconicità è annullata, il dipanarsi installativo è leggero, creato ad arte in un gioco di forme, che lavora sull’ambiguità tra peso e vuoto. Presenza e assenza sono due facce del medesimo discorso, nulla è marcatamente netto, tutto è sussurrato. La Treppo con il suo intervento crea una riflessione spaziale del luogo, ma senza voler stravolgere la connotazione originaria. La lievità dell’opera fa sì che il fruitore più che cercare dei referenti, sia mosso dalla percezione verso l’amalgama creativa.
La sensazione è di essere avvolti, protetti, separati da una membrana leggera e semitrasparente. La stanza dentro la quale si sviluppa questo annodarsi di fili è una camera con le pareti azzurre. Puoi dormirci dentro e aggirarti tra il groviglio, attraversando i lembi di un confine che ripara e divide.
Una sensazione di attesa e di sospensione, quasi a creare un lieve senso onirico delle cose, uno spazio senza tempo.
Una “ragnatela” di fili annodati tra di loro circonda il letto, una sorta di cortina, che separa. L’opera ricorda una sostanza organica, un sviluppo necessario in intrecci naturali che sembrano avere vita propria rispetto alla mano dell’autrice.
Nel vedere questa creazione siamo colti inizialmente da un leggero senso di impossibilità. Da una lato il timore di non poter toccare questi elementi che creano una specie di demarcazione. Potrebbe apparire come una barriera che crea isolamento. Ma le trasparenza, la leggerezza della materia non nascondono, semmai delicatamente celano. Non impongono una costrizione, ma propongono un luogo appartato, dove metaforicamente poter entrare. Uno spazio che da punto di chiusura diviene rifugio emozionale, dove confrontarsi con aneliti esistenziali e percettivi.

Carlo Sala



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