di Valeria Carnevali

Le più piccole cose mortali: il titolo tradotto in italiano può evocare l’atmosfera intimista, crepuscolare e vagamente onirica che avvolge chi si perde tra le colline per ritrovarsi a Casa Sponge, il casolare di Giovanni Gaggia baluardo del linguaggio contemporaneo nella provincia. Piccole cose mortali: manufatti grotteschi e chiassosi, le opere di Cristiano Carotti (Terni, 1981) corteggiano la morte in moderne danze macabre dallo stile popolare e inconfondibilmente messicano; objets trouvés degni di un film di Cronenberg, quelli della danese Eva Gerd (1963) che, oltre alle ossa impreziosite da ricami e alle eleganti miniature, propone strumenti chirurgici modificati provenienti da un ex ospedale psichiatrico di Città del Messico, metropoli in cui la nordeuropea ha sviluppato la propria ricerca espressiva. Non solo nella dichiarazione dei contenuti i due artisti sembrano convergere, ma anche nello sguardo rivolto all’estetica del Centroamerica: lungimirante la scelta di accostare le due firme, in una doppia personale consapevolmente coerente.

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da Artribune

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