Firenze – martedì 25 maggio 2010 – ore 09:15

Caro Max,

rivelare a me i momenti esatti dei tuoi ragionamenti consente di porre al centro del nostro discorrere il nocciolo stesso del senso: la fase di passaggio. Reale motore di tutto, il divenire costante diventa tangibile e si ha finalmente modo di vederlo. Il significato è contenuto in questo scorrere di minuti, ore, giorni, e non nelle azioni che vi si svolgono: queste possono essere quelle descritte oppure altre, poco cambierebbe. È come se osservassimo per un tempo infinitamente più lungo di quello reale il singolo granello di sabbia che passa attraverso il nodo della clessidra. Il granello si mostra cristallo sfaccettato e complesso; sappiamo che scivolerà ma non possiamo prevedere il come. Si apre la strada alla possibilità, alla scelta, all’attesa. Ecco, il nostro granello di sabbia ha una superficie riflettente, più ci avviciniamo per osservare la sua fase di passaggio più riusciamo a vedere nitidamente noi stessi.

Tutta l’energia che si sprigiona quotidianamente dai nostri corpi (Io-Finito) si trova concentrata nel momento in cui ci specchiamo. Lo specchio altro non è che una superficie impenetrabile, sempre uguale a se stessa, che restituisce passivamente ciò che riceve. Inutile lottare. È la sosta, la decompressione, la resa.

Lo specchio del bagno, un qualunque specchio di un qualsiasi bagno, rappresenta questo. Esattamente noi, niente altro che noi in un preciso momento.

La cosa cambia se la porta si apre o se viene volutamente lasciata aperta e se con noi c’è qualcuno. Il bagno della casa di Pergola con il suo specchio si colloca su questo confine (attraversare la soglia).

Se, dunque, il nostro volto riflesso ferma un istante e si lega al nostro pensiero in quel momento, chi osserva la nostra immagine nello specchio non ha null’altro che il nostro aspetto esteriore, come sempre. Sorta di scatola magica che mette in comunicazione il Pubblico con il Privato, lo specchio consente di far convivere queste due dimensioni.

Un concetto perfettamente espresso dalla CASA INFINITA; una sorta di scatola dalla forma di casa (così sappiamo di che cosa stiamo parlando – appiglio), completamente chiusa e con le superfici di specchio. Cristallizzazione della fase di passaggio, ha misure regolari, angoli netti e confini delimitati, mentre gli altri interventi manifestano tutta la libertà dell’istante che passa, il variare del tempo che scorre. Nei disegni posti nella parte esterna della porta – CASA DA VIAGGIO 1 – nel lato interno – CASA DA VIAGGIO 2 – sullo specchio – CASA CELESTE – e nell’elemento plastico inserito all’interno del bagno – CASA CELESTE ATTESA – le forme geometriche cedono all’organico in un divenire imprevedibile. I disegni e la scultura tracciano un percorso che viene ad essere esemplificato nell’intervento di Pergola: SCALA 1:1 Prenditi cura delle mie parole – ATTRAVERSARE LA SOGLIA. Si apre una strada che non può concludersi qui, suggerendo riflessioni che conducono in altri spazi e altri luoghi. Un tracciato che potrà trovare idealmente la sua sosta, anche se in senso spiraliforme, nella CASA INFINITA.

Se, dunque, il bagno di Pergola è una delle immagini possibili nella dialettica tra Pubblico-Privato, il progetto nasce già, come dimostra l’apertura di una mail pubblica, con il desiderio di esplorare tutte le altre infinite possibilità. La traduzione del testo segue lo stesso identico approccio dell’intervento proposto a Pergola, le parole leggibili (salvate non senza crudeltà) funzionano come i disegni e la scultura, sono forme aperte, “organiche”, pronte ad una comunicazione empatica, mentre il codice binario è la “casetta di specchio”, l’elemento condivisibile, pubblico. Nell’aver sottratto la narrazione ai dialoghi, il testo si rivela nella sua natura di immagine, entità unitaria (insieme di lettere e numeri) che consente di far coesistere il pubblico con il privato. Esattamente come nella nostra immagine riflessa osservata anche da qualcun altro, l’interpretazione del nostro volto fatta da noi stessi convive con quella osservata dagli altri; ciò che è privato rimane privato (le mail fra di noi) e solo ciò che viene deciso diviene pubblico.

Cristina

Il tono libero e colloquiale chiarisce come il testo presentato appartenga ad una comunicazione privata tra me e l’artista. Legata al progetto in questione, non è altro che una delle conversazioni intercorse fra di noi. Non intende certo essere l’ultima.


Vedi il comunicato stampa

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