IL DONO DI UN DONO
[di Daniele De Angelis]

Sorprende sempre il potere dell’arte di far affiorare sulla superficie degli oggetti più semplici significati, simboli e concetti profondi altrimenti impalpabili. Un filo di lana, allora, assume nella sua consistenza l’intero scorrere del tempo, il suo svolgersi e il suo ripiegarsi; o la traccia di un percorso, un sentiero proteso a un arrivo che si scopre essere partenza e viceversa. Tale, nella sua semplice evidenza, appare la sfera sospesa di Claudia Gambadoro, un gomitolo svuotato dall’interno, puro involucro di lana che racchiude in sé un piccolo ambiente domestico, fatto di oggetti e segni quotidiani. Gomitolo-sfera che diviene spazio a sé stante, monade visibile del macro e del micro cosmo al suo interno. Una corazza candida, una trama creata da un unico filo che svolgendosi delinea un mondo, un luogo intimo nel quale il medesimo filo si lascia lavorare dai ferri, intrecciandosi sapientemente nella consistenza di un piccolo maglione.

E’ un mondo fluttuante, che tanto ricorda una palla di Natale da appendere all’albero, con la sua lampadina ad illuminare il fuori e il dentro dello spazio; una palla che fa pensare a un momento carico di attese, di doni profondi e meditati, capaci di concretizzare un affetto.
«(Anche gli uomini possono promettere, perché nella promessa c’è qualcosa di immortale)» (Jorge Luis Borges) Il titolo stesso dell’opera, Cadeau, è allora un continuo riferimento a una situazione di privata empatia, nella quale mostrare e dimostrare il proprio legame affettivo, regalando un oggetto realizzato con tempo e perizia quale un maglione; un dono che ripara e nel suo calore ci fa percepire la dedizione dell’altro. Eppure medesimo è il filo che compone l’intreccio della sfera e l’ordito del maglione, in un movimento di andata e ritorno ininterrotto e ciclico, quasi un nastro di Mobius, nel quale inizio e fine si confondono fino a scomparire. E’ il gomitolo che dipanandosi crea il maglione o è il maglione che sfilacciandosi ricompone il gomitolo? «I luoghi sono confluenze/ aleggiare di presenze/ in uno spazio istantaneo» (Octavio Paz)

Non si trova il capo di questo candido filo, impossibile stabilirne le estremità, è un tutto che circola da dentro a fuori e viceversa; è la realizzazione di un’espansiva offerta e l’edificazione di un guscio protettivo per uno spazio privato e metafisico al contempo. Si dona un riparo per il corpo dal freddo contemporaneamente riparandosi dall’esterno, concretizzando l’indefinibile inquietudine che si prova nel donarsi all’altro, nel mostrare l’intimo del proprio essere per condividere sentimenti ed emozioni. Donarsi si avvicina molto allo svuotarsi, ne diventa quasi un sinonimo, portando fuori di sé il desiderio di comunicare la propria essenza, esteriorizzando i legami che vogliamo ci uniscano agli altri. Dentro e fuori combaciano, nell’opera di Claudia Gambadoro, essendo entrambi doni splendenti del nostro essere per l’altro. «Cammino senza avanzare/ Non arriviamo mai/ Non siamo mai dove siamo/ Non il passato/ il presente è intoccabile» (Octavio Paz)

Vedi il comunicato stampa

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