Costruire un’identità umana e artistica in un contesto nel quale la nostra generazione ha dovuto crescere, non e’ cosa semplice. L’idea di creatività, amore e gratuità, il bisogno di esprimere una presenza importante e di valore in una società alla deriva richiede comunanza d’intenti, generosità e, sopra tutto, l’osare.

Per questa mostra, il registro scelto da Giovanni Gaggia e Domenico Buzzetti é quello della poetica del raccontare garbato, che àncora il proprio presente con un passato dagli odori di legna bruciata, di racconti narrati o di storia vissuta, di memorie infantili e per questo assolute. La poesia della riscoperta.

I lavori presentati da Giovanni Gaggia sono il risultato di una ricerca che parte dall uso della performance come locus della condivisione e dell’unicità del momento. Le emozioni create durante le performances, vengono rielaborate e trovano una diretta conclusione nelle opere in mostra che partendo da elementi privati riconducibili alla vita di ciascun essere umano, li interpretano e amplificano. Acqua, neve e sangue, diventano cosi alcuni degli elementi visivi che ricorrono in questa mostra e che, intrecciandosi con il tempo e la memoria, rivelano la loro bellezza e verità nascosta nella vita quotidiana.

Domenico Buzzetti risponde ai lavori di Gaggia usando fotografia e video in maniera consequenziale, creando attraverso l’uso di questi media situazioni che vanno da immaginari gotico romantici a momenti e sguardi intimisti e un poco vouyeristi. La Natura qui diventa luogo dell’anima turbata, quasi da spirito dell’aldilà che osservandola e’ turbato dalla presenza moderna umana, violenta e incomprensibile. Lo sguardo sul mondo della sua Valtellina, rannicchiato in paesaggi rocciosi, è la metafora di un’inadeguatezza antropologica. Domenico è l’Uomo contemporaneo perso che non arriva più a leggere la realtà che lo circonda e che, silente, e’ spettatore di un collasso incipiente.

L’opera “Where is your brother? ” congiunge i due artisti in un dittico fotografico in cui non la loro storia ma quella dei loro padri rivela un luogo della memoria alla quale i due artisti si rivolgono per trovare una radice comune, una pausa commossa, vera e rimossa, come quando per caso si riscopre una fotografia di un caro morto da tempo e se ne ricorda l’espressione degli occhi, uno sguardo che muove in noi un gesto semplice: accarezzare il viso su quella foto e’ come ritrovare un amico perduto, per sempre.

Davide Quadrio, Chicago aprile 2012

testo critico di “Where is your brother?” doppia personale di Domenico Buzzetti / Giovanni Gaggia

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