La Decima Stanza dello Sponge Living Space è uno luogo dinamico per la creatività. Il suo spazio si estende verso l’orizzonte mentre gli alberi ed un terrapieno ne delimitano il perimetro, come copertura ha il cielo. La stanza è immersa nella natura con cui l’arte è costretta a confrontarsi, a misurarsi, qui l’opera ridefinisce lo spazio del giardino/aia ridisegnandone le funzioni e l’estetica. Così Proposta per un’installazione di antenne di Emiliano Zucchini permea il verde verticalizzando lo spazio-giardino trasformandone la materia e modificandone immancabilmente la percezione.

Le antenne si fondono al paesaggio, diventando un bosco metallico di alberi gelidi le cui foglie non crescono, non ingialliscono, non cadono. Un bosco eterno testimone di un umanità che confida nella tecnologia per sconfiggere la propria mortalità.

Le antenne sui tetti sono, per usare le parole dell’artista “come croci sulle chiese”[1], parte integrante del paesaggio urbano, una livella che accomuna uomini e donne, ricchi e poveri, colti ed ignoranti. Catalizzatori di informazioni indispensabili a chi vuole rimanere collegato con il mondo segnano lo skyline delle nostre città. Ormai invisibili per quanto onnipresenti entrano a pieno nel Pantheon dei simboli della modernità ed una volta rimosse ne diventano reliquia.

Zucchini decontestualizza l’oggetto, lo esclude dall’uso e ne privilegia il fattore estetico. Le antenne sono a terra, l’artista le rimette in gioco al centro di un discorso che ne esalta le forme, i tubi metallici e le lamelle saldate diventano vuoti e pieni, luci ed ombre. Così le antenne ricontestualizzate in un’operazione artistica si trasformano in altro da sé, con significati propri ed indipendenti, valori che vanno oltre alla funzione che svolgono.

 


[1]Emiliano ZUCCHINI, Antenne, Studio Barozzi ed., Milano 2011

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