di Milena Becci

Io: salgo le scale di Casa Sponge, con l’intento di visitare la mostra ed incontrare le illustrazioni di Mara Cerri e Magda Guidi.

Dario: scende le scale del suo condominio, con in mano una valigia marrone, ed incontra Emma.

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Questo è il primo disegno che vedo, appoggiato su un leggio all’ingresso della Casa, che mi catapulta all’interno della storia ambientata a Via Curiel 8. Via Curiel 8 è prima di tutto un libro, illustrato da Mara Cerri e pubblicato nel febbraio 2009 (e riedito nel 2012, in un cofanetto che contiene anche il dvd ed il lavoro assieme a Magda Guidi) dalla casa editrice Orecchio Acerbo. È un racconto per immagini di una storia comune che diventa magica, muovendosi verso l’irreale con delicatezza e profondità.

Due adulti, un uomo ed una donna, Dario ed Emma, si separano; insieme percorrono un viaggio a ritroso per correggere un momento dell’infanzia, e costruiscono un falso ricordo, incontrandosi bambini e condividendo uno spazio ed un viaggio immaginari. Nel libro, Emma e Dario occupano sempre due pagine distinte, specchiandosi ma non incontrandosi mai nello stesso foglio, se non in quello centrale, che raffigura il loro unico momento insieme. La liricità e la sensibilità che emerge da queste illustrazioni ci attira sin dalla copertina, attraverso la quale Emma – di profilo, con la frangia che copre gran parte della fronte e gli occhi rivolti verso il basso – ci invita ad entrare nella sua chiusura, nella sua intimità, tanto che è impossibile non avvicinarsi ed aprire quel libro appoggiato sul tavolo del soggiorno di Casa Sponge.

Il film d’animazione Via Curiel 8 è nato a seguito della collaborazione tra Mara e Magda. Vincitore, nella sezione Corti Italia, del Premio per il Miglior Film al Torino Film Festival nel 2011, ha necessitato di oltre 4.000 disegni per essere realizzato. Il cortometraggio ci fa rivivere in maniera più tangibile, perché animata, gli spazi della memoria e della fantasia dei due protagonisti; anche qui, tutto inizia con l’incontro tra Emma, che sale le scale di un condominio, e Dario, che sta per discenderle uscendo dal portone di casa, con una valigia in mano. Ci sono sguardi, ma non parole, ed i due si ritrovano bambini in due spazi distinti: l’una nella sua cameretta, soffocante e piena di piccoli oggetti, e l’altro nel sottoscala, freddo e spoglio. È solo un foro nella parete che li unisce, che fa entrare la luce della camera di Emma nell’angusto vano in cui si trova Dario.

La solitudine dell’età adulta provocata dalla separazione dei due si ripete anche nell’infanzia, ed entrambi gli spazi del ricordo sono opprimenti, generando in chi guarda un’ansia sottolineata anche dai suoni, dagli scricchiolii del legno, dai sospiri e dalla musica di un carillon, così come dalle Variazioni Goldberg di Bach, suonate in maniera zoppicante al pianoforte. Non c’è nulla di chiaro e preciso – la memoria, d’altronde, non è nulla di tutto questo. L’incontro tra i due trova uno spazio nel ricordo, e nonostante si cerchi di porre rimedio a qualcosa di irrisolto, nel passato come nel presente, la sensazione è che non ci si riesca. Indagare il rapporto con l’altro, scoprire l’altro, è ciò che emerge dalle illustrazioni, e ciò che spesso noi tutti cerchiamo di vivere quotidianamente. Questo sembra provocare sofferenza, e si rispecchia nei colori e nei visi dei protagonisti della storia.

Il video Anagramma ed i pannelli realizzati con colori acrilici e pastelli, entrambi nati dalla collaborazione tra Mara e Magda, rappresentano altri due elementi fondamentali della mostra a Casa Sponge. Anagramma è Via Curiel 8, smontato e frammentato con lo stesso sonoro (curato dal sound designer Stefano Sasso); il montaggio è frenetico, ed i frammenti rappresentano le memorie visive di uno spettatore. La narrazione si perde per lasciare posto all’emozione di chi guarda, rappresentando il rapporto stesso tra il film ed il pubblico. Non faccio in tempo a chiedermi il perché di questa operazione, e quasi automaticamente lascio libero spazio alle mie suggestioni, dimenticando gli interrogativi e soffermando l’attenzione sui frammenti. Costruendo anch’io il mio Anagramma. Credo che la parte più magica di questo percorso espositivo sia stata, a seguito della visione prima del libro e poi del film, ricercare – nei pannelli e nei tanti disegni collocati in vari spazi della casa, nella libreria, nella televisione, all’interno di un acquario in disuso – le scene che avevo poco prima visto stampate sui fogli del libro, e montate per la realizzazione del cortometraggio. Ho scoperto la mano delle artiste, mi sono ritrovata faccia a faccia con il loro lavoro, con le loro emozioni ed infine con loro stesse. Ho chiesto loro: “Perché si intitola Via Curiel 8?”. “È l’indirizzo di casa di Mara”, mi ha risposto Magda Guidi… E per me è iniziata un’altra favola.

da SeroxCult

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