Più di ogni altra festività il Natale rappresenta nell’immaginario collettivo il momento della famiglia e degli affetti.

I centri commerciali si riempono di luci dentro e fuori, quasi fossero dei Luna Park mentre tavole imbandite raccolgono amici e parenti e ai piedi di tristi alberi di natale giacciono regali che verranno più o meno apprezzati. Ma alla fine della fiera, è il pensiero che conta. Il Natale è anche sinonimo di unità, il momento magico in cui i dolori familiari si appianano e si firma, almeno fino alla Befana, la tregua agli intrighi ed alle cospirazioni in nome di quell’entità spesso troppo astratta che va sotto il nome di famiglia; d’altra parte si sa, per quindici giorni dobbiamo tutti fare lo sforzo di essere un po’ più buoni.

Fuori da questa retorica della celebrazione, per chi si sente libero dal ruolo imposto dal solito copione, questo periodo dell’anno assume comunque una connotazione speciale, forse per la sua particolare posizione nel calendario, sul limitare di un anno e vicino ad uno che inizia, forse per la particolare atmosfera di festa che comunque si respira. Le giornate  si accorciano, le luci colorate e lumi si accendono mentre le notti fredde e terse al chiarore della luna e delle stelle, portano a un momento intimo di riflessione, di bilanci, di memoria.

L’albero stesso, che a partire dall’8 dicembre compare nelle nostre case (e non solo), se non è assoggettato a particolari pretese estetiche che vanno dal geometrismo di sapore minimal alle incrostazioni di chiara ispirazione rococò, diventa un luogo della memoria. Una stratificazione di gesti e pensieri in cui le decorazioni compiono con gesti rituali ed in cui ogni pezzo ha un particolare valore. Se il motore, quindi, non è l’idea di strabiliare o fare pendant con l’arredamento, la decorazione dell’abete, per quanto finto possa essere, diventa una straordinaria occasione di ricordi, in cui ogni palla, ogni capello d’angelo o filo di perle ed ogni candela ci riporterà a tempi diversi della nostra vita, alle persone lontane o che abbiamo perso e con cui abbiamo condiviso un’emozione: una straordinaria stratificazione di memorie.

Questa stratificazione è esattamente ciò che propone l’albero allestito da Francesca Romana Pinzari, un luogo della memoria familiare sui cui rami convivono ricordi di epoche differenti. L’artista in questo caso non rovista gli scatoloni di soffitte o cantine impolverate in cerca di cimeli natalizi, ma sfoglia gli album di famiglia, della sua famiglia, in cui percepisce lo scorrere del tempo, in cui rivede i visi delle persone care che hanno condiviso con lei gioie e lacrime, alcune scomparse, alcune lontane, alcune ancora lì, vicine, pronte a generare nuove sensazioni e memorie.

Le fotografie vengono riprese dall’artista e montate in sequenze digitali per poi essere posizionate sull’albero come fossero una pallina o una slitta. La Pinzari crea in questo modo un corto circuito straordinario tra memoria e simbolo. La sinestesia è superata, l’insieme di odori, di forme e di consistenze delle decorazioni non danno più vita ad un ricordo ma vengono soppiantate dal ricordo stesso.

Stefano Verri

 

Christmas Tree d’Artista V – Francesca Romana Pinzari, L’Albero della Memoria

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