Hamlet 2.0
Amleto si è iscritto a Facebook e ricomincia la storia.

Un teatro virtuale per reinterpretare il testo shakespeariano e ricercarne il senso
profondo nell’attualità interattiva del social network dove… essere o non essere?

Scorro a ritroso in cerca di te, scorro a ritroso in cerca di una trama. Mi chiedo se “qui”, tu puoi veramente conoscermi, capire chi sono. Quanto del mio mondo carnale mi è consentito portare?

un’idea di Ljudmilla Socci con il contributo di Marta Magagnini.

L’opera di Shakespeare, nel corso del tempo, si è prestata generosamente a molteplici interpretazioni: traduzioni interlinguistiche e multimediali diffuse dai mass media in numerosi riadattamenti, film, serie televisive, animazioni, fumetti e giochi di ruolo, dove è stata privilegiata la fruibilità dei contenuti del dramma da parte del pubblico più vasto.
Non poteva mancare questa versione che trasforma Facebook, il nostro abituale spazio di rappresentazione identitaria, in un vero e proprio palcoscenico.
La nostra vita elettrica, in continua tensione fra affermazione di ciò che siamo e “messa in scena” di ciò che aspireremmo diventare, è trasformata in teatro di sperimentazione, con un copione debitamente pensato per questo nuovo mezzo espressivo. Tutto pronto per Hamlet 2.0 il Principe della disseminazione mediatica. L’opera rappresentata con traiettorie intercettabili e ripercorribili, attraverso percorsi di senso scanditi da post e live message sulla bacheca di Hamlet Principe di Danimarca [www.facebook.com/Hamlet2.0] ci farà rivivere le note vicende attraverso il linguaggio familiare del social network più diffuso.
Gioco e rappresentazione sistemati in uno strano equilibrio dove il mezzo, come nel sistema delle nostre relazioni, mitiga le sensazioni attenuando le formalità della scena. Con lo stesso salto di posizioni fra il reale e il virtuale si intrecciano le relazioni fra i personaggi dell’opera. Chissà se in questo teatro si potrà percepire ancora la tensione e l’emozione della prima, se continueranno ad avere senso le repliche o basterà ripercorrere a ritroso la cronologia delle tracce digitali? Lo scopriremo insieme all’interno della nostra stanza osservando dalle privilegiate finestre dei palchi di questo inesistente teatro o meglio del teatro che gioca a fare teatro.

Francesco Benedetti

Vedi il comunicato stampa

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