Per una generazione senza futuro diventa quasi automatico affondare le unghie nel proprio passato, aggrapparsi con commovente e tenace disperazione alla costruzione di un immaginario capace di dare logica ai frammenti della memoria. Sia essa privata, orgogliosamente individuale; oppure comune, drammaticamente collettiva. Seguono percorsi visivi differenti, ma puntano verso lo stesso orizzonte Giovanni Gaggia e Domenico Buzzetti: incantati dalla profondità del mistero unico e irripetibile che è ogni uomo.

Sempre più limpido e pulito, nelle sue violenze incruente, è Gaggia: l’esercizio costante del linguaggio performativo lo ha portato ad un dialogo maturo con la materia, all’aggiornamento di riti fondamentalmente animisti, basati sul grado zero di un culto panico capace di esaltare l’uomo come terribile e magnifico ingranaggio del tutto. Gesti antichi che proiettano la propria ombra rassicurante sul domani, radici insondabili ma ineludibili: poetiche come le sceneggiature dei film di Terrence Malick, brutali come i romanzi di Jean Giono. L’uomo di Gaggia è, alla fine dei giochi, simbolo di tutti gli uomini.

Prosegue in maniera simmetrica il viaggio di Domenico Buzzetti, che pur continuando a trovare nella fotografia un ambito di grandi possibilità espressive procede con sempre maggiore sicurezza anche nel video. Non abbandona del tutto le architetture catacombali e i riferimenti iconografici alle atmosfere gotiche, con superfetazioni di facile impatto empatico: orchestrandole però, e ammaestrandole, nel racconto di una natura genuinamente arcadica, unico ed ultimo spazio libero dal disfacimento indotto dalla società. Uno spazio in realtà sotto assedio, messo in pericolo dalla debolezza propria dell’uomo: cieco e sordo quando si tratta di riconoscere la sua stessa voce, dettata da una carne e da un sangue che battono lo stesso ritmo della terra, in una sintonia disturbata dalle alte frequenze di un tempo che ha effetti abrasivi sulla memoria. Per Buzzetti tutti gli uomini sono, alla fine dei giochi, simbolo dell’Io.

testo critico di “Where is your brother?” doppia personale di Domenico Buzzetti / Giovanni Gaggia

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