di Valeria Carnevali

Casa Sponge si fa mondo e diventa ecumene. Fedele alla radice etimologica (la parola in greco antico significa “ciò che è abitato”, da oikos, “casa”), il passaggio tra dimensione domestica e dimensione antropica è chiaro: indica tutto lo spazio abitato. Rocco Dubbini (Ancona, 1969) costruisce nelle stanze del casolare marchigiano una serie di installazioni caratterizzate da un linguaggio concettuale aperto, non criptico, radicato ora nel travagliato vissuto del nostro Paese, ora nella storia universale dell’uomo. Un linguaggio intelligibile agli occhi di un fruitore consapevole: l’irrisolto italiano, dalla morte di Pasolini a quella di Enrico Mattei, passando per la strage di Ustica, è tema di riflessione che evita la dietrologia per connettersi a una concezione della storia che vede nella guerra il fondamento e l’esito di ogni azione rivolta allo sviluppo dell’umanità. Utilizzando materie (tra cui terra prelevata dal Lido di Ostia) e oggetti (eloquente la reiterata presenza di elmetti militari dipinti con antiche carte geografiche e significati simbolici e ancestrali), Dubbini mette in relazione, in senso filosofico e politico, gli umani istinti di vita e di morte.

Dubbini_Mantra2013

da Artribune

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