E’ il 27 dicembre 2011 ore 09:40 am, anche questa volta sono a Trieste, è solo un caso, sono di passaggio, provengo dalle Marche e mi sto dirigendo in Valtellina. Seduto su un divano beige, con l’occhio destro volto ad un albero di natale dorato, penso alla mia rubrica N13: l’angolo di Jack. Dopo la prima chiacchierata con Roberto Paci Dalò ora è il turno di un altro personaggio, Davide Quadrio.
Mi sembra di conoscere Davide da sempre: lo incontrai anni fa, precisamente non ricordo quando ma certamente prima che iniziasse la mia collaborazione con Sponge ArteContemporanea. Sta di fatto che un’amica in comune me lo presentò in occasione di una cena nella sua residenza marchigiana. Ora ricordo: quella straordinaria serata risale ad almeno 4 anni fa.
Le affinità tra noi, esistono e sussistono;  ricordo Davide a piedi nudi come spesso sta, con in dosso un pareo, credo sui toni caldi del rosso, come il vino  ed  una sequela di grappini che  esaltano la nostra conversazione  accompagnando la serata! Lui, indossa sempre  una ventata di Oriente portando addosso il sapore di questo stile culturale ovunque vada. In un paesello di provincia come Pergola , poi,  lo si nota ancor di di più. Davide quindi, ci  racconta  cosa ha spinto in lui il desiderio di creare un forte legame intellettuale, con la complessa realtà orientale, al punto da renderla una dimensione di arte contemporanea che ha segnato decisamente il suo percorso professionale ed umano. Seguiamo quindi, i punti più salienti  di esso.

Nel 1998 fonda BizArt Art Centre a Shanghai, il primo laboratorio creativo indipendente no profit della città’. Dopo una decina d’anni e come sviluppo necessario di BizArt, nel 2007 fonda Arthub Asia (www.arthubasia.org) una piattaforma volta a promuovere e sostenere l’arte in Asia. Arthub Asia dal 2008 al 2010 è uno dei partner della rete mondiale del Prince Claus Fund (Paesi Bassi) per il Sud Est asiatico. Con BizArt e ora con Arthub Asia, organizza centinaia di mostre, attività didattiche, scambi in Cina e all’estero, sviluppando rapporti con le istituzioni locali e straniere in tutto il mondo. Dal 2005 al 2008 è consulente creativo al Bund18 cura mostre del calibro di Vivienne Westwood e di Droog Design, The Human Touch (Shanghai, Shenzhen e Pechino) e il progetto site specific di Olivo Barbieri durante la Biennale di Shanghai; ad Artissima cura Artissima Cinema, presso il Museo del Cinema di Torino per due edizioni, Cina! Cina! Cina! A Palazzo Strozzi di Firenze, Riversed Images al Museo della foto contemporanea di Chicago, Double Infinity, in collaborazione con Vanabbemuseum, in occasione dell’apertura del Padiglione Cultura dei Paesi Bassi, Expo 2010, Shanghai, produce le personali di Xijingmen alla Fondazione Bevilacqua la Masa, 2011 e la personale di Jompet Kuswidananto alla fondazione Gervasuti, Venezia 2011. Nel 2009 crea Far East Far West collection con nuove opere di artisti internazionali create in Cina e in Asia. Conduce seminari in Università come Leiden (Paesi Bassi), La Sapienza (Italia) e East Anglia University (UK), Accademia di Belle Arti di Seoul (Corea) and more. Scrivono di lui e scrive su riviste come Yishu Journal, Flash Art, Artforum, Artribune. Dal 2010 e’ associato all’Universita Fudan, Dipertimento di Arti Visive.

Le domande che vorrei fare a Davide sono tante, queste di seguito, quelle che percepisco come necessarie ad un mio bisogno personale di avere delle risposte.

Sono giorni cruciali per l’economia internazionale, sono obbligato a farti questa domanda. Il 25 dicembre, il giorno di Natale a Pechino, il primo ministro giapponese Yoshihiko Noda e l’omologo cinese Wen Jibao hanno stretto un’intesa per privilegiare le due monete asiatiche (lo yen e lo yuan) nell’interscambio commerciale. L’obiettivo è quello di ridimensionare il ruolo del dollaro. Ci stiamo avvicinando al capitolo finale del “Declino della civiltà occidentale”?
In realtà’ credo che d’ora in poi la dimensione globale dell’economia non permetta più’ un distinguo così’ netto tra decadenti, decaduti e in fase di sviluppo. La macchina mondiale collega tutti in un meccanismo particolarmente complesso. Vero e’ che Stati Uniti e Europa hanno esaurito il privilegio di “volere e potere” essere il centro del consumismo. Il resto del mondo vuole e ormai può’ permettersi di giocare sullo stesso piano. Del resto perché’ non dovrebbero?

Questa intesa monetaria tra le due super potenze farà cambiare qualcosa nel mercato dell’arte internazionale?
Non nell immediato! le politiche economiche non sono direttamente legate alla carica creatrice artistica! la cosa importante da considerate è il fatto che appunto la consapevolezza di poter contare sulle proprie forze scaturisce possibilita e percorsi nuovi! vedremo cosa questo porterà.

Penso alle ultime tre mostre  a tua cura. Gli artisti proposti avevano un ‘opera a mio avviso distante dal mercato occidentale, ma dalle forti basi concettuali e poetiche, le definirei rivoluzionarie per i nostri codici culturali. Third Realm il progetto site specific di Jompet Kuswidananto alla fondazione Gervasuti di Venezia, anime in ferro di una banda cittadina, ciascuno con il suo strumento musicale perfettamente funzionante, vestiti di elementi differenti, parti di divise militari, abiti contadini e scarpe all star.  A testimoniare una stratificazione culturale indonesiana complessa, a metà tra l’industriale e il contadino, il tradizionale e il moderno, l’originale e lo straniero. L’opera  video di Tin Tin Wulia a Sponge Living Space di Pergola (PU) un trittico video, racconto di una performance avvenuta a Patna al nord dell’India. L’artista ricostruisce con petali di fiori colorati, la piantina della nazione suddivisa per regioni, il pubblico interviene spostando i petali come crede, l’azione è metafora degli spostamenti costanti dei popoli indiani. A  Fabriano (AN), per il festival Poiesis hai portato i Ruangrupa, un collettivo Indonesiano, che ci mostra una spaccato di Jackarta senza filtri ne mezzi termini. Se realmente questo nuovo sodalizio yen/yuan dovesse depotenziare il dollaro, ci sarà ancora   un futuro per questo genere di arte o avremo un inversione di ruoli? L’arte idealista passerà all’occidente e l’arte objet all’oriente?
Mi sembra una decontrazione un po’ troppo semplice. Di fatto il problema e’ che l’occidente (in termini generali) conosce molto poco le “altre” culture e le sue espressioni artistiche contemporanee. La traslazione di opere provenienti da luoghi ‘sconosciuti non vuole dire che esse non siano importanti o storicamente rilevanti. Il fenomeno che la CIna ha visto dal 2005 al 2008 risponde a un linguaggio speculativo occidentale applicato a un mercato nuovo e esotico (superficiale) che ha ben funzionato (in termini economici) ma che ha creato ripercussioni nell’universo creativo cinese che ancora adesso persistono. Altri paesi come le Filippine o l’Indonesia hanno avuto lo stesso destino.
La situazione cambia ora perché’ sempre più’ locali sono interessati al mercato dell’arte, all’investimento in arte contemporanea ma anche a supportare la creatività’ di base di giovani artisti. Si assiste sempre di più’ a una scena locale asiatica che non ha bisogno dell’imprimatur occidentale. Questo trend sarà’ sempre più’ importante e fondamentale negli anni prossimi…

Guardando le opere  dei Ruangrupa e di  Jompet Kuswidananto, si nota come l’Asia sia in continuo cambiamento, colori e usanze sempre più occidentali, pensi che questa evoluzione culturale possa causare una perdita di identità ?
No, credo che , nonostante i rischi, come dicevo l’idea d iidentita’ e’ sempre più’ complessa e non puo’essere giocata che nell’idea di progressiva assimilazione, digestione, rilettura della propria identità’ locale vis a vis dell’esperienza globale.

Se dovessi scegliere una nazione europea da consigliare ad un artista Italiano qual è? Se l’artista fosse invece Indonesiano sarebbe la stessa?
Direi che bisognerebbe capire di quale artista parli, che cosa fa e che cosa sono i suoi interessi, ma se dovessi consigliare ora, direi il Belgio, sia per un artista europeo che asiatico.

Nel tuo testo L’arte senza paura dei Ruangrupa scrivi: “…L’Italia, paese di mille campanili e di belligeranze difficili a morire, è da anni ormai alle prese con una situazione di stallo politico-sociale che sembra, vivendo io all’estero da due decenni ormai, irrisolvibile e – drammaticamente – implosa in una specie di rigor mortis post borghese e decadente…” L’artista può giocare ancora un ruolo per una rinascita culturale? Se si come?
certo! l’artista e la creazione/cretivita’ dovrebbero essere al primo posto di questa “rinascita”. Credo che il fenomeno italiano degli ultimi anni di dissenso e rifiuto abbiano creato le basi per una “rivoluzione” ideologica sempre più necessaria. L’artista dovrebbe appunto mettersi in questa ottica di attivismo artistico di sfondamento attraverso un’opera cosciente di infiltrazione nel sistema…

Da curatore internazionale come valuti l’operato dei tuoi colleghi Italiani?
Io non sono veramente un curatore ma mi sento meglio nella figura di produttore, facilitatore e attivista. La mia storia professionale parla da sola. Per quanto riguarda i miei colleghi italiani a chi ti riferisci? Ci sono amici e personaggi sia nel mondo della curatela che in quello commerciale e istituzionale che stanno facendo opere titaniche per riuscire a avere una voce e li rispetto molto!

Quali sono le realtà a cui fai riferimento nel nostro “Belpaese” ?
Ho lavorato molto bene a Torino con Artissima e a Venezia con la fondazione Gervasuti e la grandissima Fiona Biggiero  e   con la fondazione Bevilacqua la Masa con cui spero di poter sviluppare nuovi progetti.

Quest’anno la Biennale di Venezia ha avuto un originale padiglione Italia. Sparso a macchia d’olio su tutto lo stivale, il colpo finale è stato inaugurato a Torino lo scorso 19 dicembre. Che ne pensi di questo progetto che ha visto coinvolti innumerevoli “artisti”? Se un artista con cui collabori avesse ricevuto l’invito, cosa gli avresti consigliato di fare?
Ho trovato l’operazione di allargamento e diffusione in principio ottima, peccato che poi il risultato sia stato agghiacciante e incomprensibile. Ovviamente ho consigliato a artisti che mi hanno chiesto un parere di verificare almeno le condizioni con cui le opere venivano presentate,spazio, design…alla fine, molti artisti che consideravo illuminati si sono piegati a partecipare per motivi ancora una volta mafiosamente di convenienza o perché invitati da personaggi chiave e rispettati.

Anche tu, come il mio “evil-side”, sei originario della Valtellina. Cosa pensi di questa bizzarra valle che corre da est a ovest? Quando ci sei stato l’ultima volta?
Penso solo il meglio, luogo storicamente di resistenza e di rifugio di emarginati. Purtroppo manco da almeno una decina di anni da quando abbiamo comprato la casa nelle marche…

Tra le varie cose che ami fare l’estate nella campagna pesarese c’è la marmellata di sambuco, dicono sia eccezionale, mi daresti la ricetta?
Stupenda da mangiare con ricotta di pecora, assolutamente. Oppure con una grigilata di cinghiale…
La ricetta e’ la seguente: cogliere i frutti di sambuco quando sono neri e quasi passiti, passarli in un passino (come si chiama non so) quelli che si usano per fare la passata di pomodoro. Alla fine raccogliere il succo e aggiungere una parte di zucchero per ogni due parti di succo di sambuco .Aggiungere un succo di limone. Fare bollire e schiumare progressivamente per circa 45 minuti o fino a quando mettendo un cucchiani di marmellata su un piatto questo si rapprenda e non coli.

Cosa c’è all’orizzonte?
Ci sono un progetto con Paola Pivi in autunno, un libro di architettura tibetana e arte contemporanea, una mostra al Museo della Foto Contempoaea di Chicago che poi viaggiare’ al Loop Festival di Barcelona e poi alla Hayward Gallery a Londra (TBC),  i progetti speciali perShcontemporary, a Shanghai…tutto ciò’ con i miei nuovi insegnamenti all università’ Fudan, Istituto di Arti Visive a Shanghai…

Dove sei ora?
a Shanghai di fianco a mia figlia Julie e il nostro gatto Kitty-Mao, guardando Friends alla televisione…buon anno

Si ringraziano Arthub Asia, Gervasuti Foundation, xijingmen, Bevilacqua La Masa, Davide Quadrio by Birdhead.

da Artesera TO

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