E’ una mattina assolata e ventosa, dalla mia camera di Trieste, mi accingo ad una nuova impresa. Sono Jack Fisher, un personaggio poliedrico, non mi interessa avere una data di nascita ed un compleanno, non è importante la città dove sono nato, ciò che conta è che vivo tra l’entroterra marchigiano e la Valtellina, mi occupo eternamente di arte contemporanea, al momento ho sempre e solo lavorato per Sponge ArteContemporanea, da oggi lo faccio con piacere anche per ArteSera. Scrivo, disegno, fotografo, critico e pontifico, ma ciò che amo più fare è concentrarmi sulle persone che mi piacciono, professionalmente ed umanamente ed indagare un po’ nella loro vita. Come nel caso di oggi. Provo ad entrare in punta di piedi un po’ nella vita di Roberto Paci Dalò.

Artista visivo eclettico, musicista e regista. Direttore artistico di Giardini Pensili e Velvet Factory, collabora con università italiane e canadesi. Nel 1993 ha ricevuto il premio “Berliner Künstlerprogramm des DAAD”. È membro della Internationale Heiner Müller Gesellschaft di Berlino. Le sue opere varcano le scene di alcuni dei teatri più importanti del mondo, dall’ Europa alle Americhe, dalla Russia al Medio Oriente. Ha collaborato con Kronos Quartet, Alvin Curran, Philip Jeck, David Moss, Scanner, Terry Riley, Predrag Matvejevic’, Rupert Huber (Tosca), Gabriele Frasca, Giorgio Agamben, Maurizio Cattelan, Paolo Rosa. Le sue musiche sono state campionate da Massive Attack e Almamegretta.

Ho incontrato due volte Roberto, la prima sulla spiaggia di Senigallia in occasione del festival “Demanio Marittimo. Km 278”, della rivista Progetti. La seconda a Casa Sponge, per l ‘inaugurazione della mostra di Tiziana Contino. È qui che Roberto mi ha mostrato il trailer del suo ultimo lavoro “De bello Gallico – Enklave Rimini” andato in scena il 31 ottobre al Teatro Galli di Rimini. Dopo 50 anni ha riaperto il Teatro Galli della città di Rimini per una sola notte. Lo spazio è stato trasformato in un contenitore contemporaneo grazie ad un progetto site specific, che ha riacceso le luci su una struttura e una storia dimenticata. L’opera vuole evocare una ferita aperta, riporta alla luce un campo di prigionia gestito da inglesi e polacchi che ospitò 150.000 ufficiali ed ex soldati delle forze armate tedesche proprio sulle spiagge riminesi.

Come nasce De bello Gallico – Enklave Rimini?
Il lavoro nasce da una doppia esigenza (o meglio: desidèri). Da un lato la possibilità di entrare nel Teatro Galli chiuso (come teatro) dai bombardamenti alleati del 1944, dall’altro poter parlare di una storia sorprendente come quella di Enklave Rimini. Tra il 1945 e 1947 la più grande città di lingua tedesca fuori dai confini della Germania è Rimini, sulla costa nord orientale italiana. 150.000 persone vivono in “Enklave Rimini”, il campo di prigionia controllato dall’esercito inglese che ospita ex soldati e ufficiali della Wermacht. Un campo molto particolare fatto di università, giornali quotidiani, orchestre sinfoniche e da ballo, club filatelici, gallerie d’arte, cinema, ospedali, tipografie, compagnie teatrali. Il primo laboratorio europeo di denazificazione.

Come è possibile che due anni di storia siano stati completamente dimenticati ed in parte mai conosciuti?
Questo è un vero mistero. Si tratta di una rimozione collettiva totale. Non riesco a spiegarmelo. Sono previste missioni a Friburgo, Stoccarda e Londra (Imperial War Museum) per trovare materiali riguardanti questa vicenda.

Varcare la porta del Galli è essere trasportati nel 44, che emozioni hai provato la prima volta che hai visto un luogo così stratificato, e dal così forte valore simbolico?
La prima visita è stata mozzafiato. Insieme a Massimo Pulini (artista, storico dell’arte e – lst but not least – assessore alla cultura di Rimini) siamo riusciti e penetrare nella sala principale per scoprire uno straordinario cantiere fatto di mura romane, cisterne medievali, interventi ottocentesche e segni dei bombardamenti del 1944. Tutto insieme nell’area di quello che era il palcoscenico. Rimini è una città per l’80 per cento distrutta dai bombardamenti alleati durante la seconda guerra mondiale e la città è ancora piena di rovine e segni del conflitto. Un incredibile luogo di attivazione di memorie dove sto realizzando una serie di progetti a partire dai luoghi stessi. Il De bello Gallico fa arte di questo ciclo.

Come è stata valorizzata una scena già di suo così affascinante e pregna di elementi?
Si è lavorato in linea di massima con disegno luce architetturale e video in modo tale da usare l’esistente potenziandone le possibilità visionarie. Sta di fatto che il risultato evocava una scenografia da grande opera tedesca (anche per le dimensioni decisamente ampie) utilizzando il luogo come un vero e proprio oggetto trovato. Ho poi scandagliato gli archivi iconografici della città recuperando fotografie che sono state trasformate in film. Creando insomma film mai girati. In scena Chiara Cattani (clavicembalo) e Luisa Cottifogli (voce), due divine interpreti.

Siamo pur sempre in Italia, paese di chiese e teatri, dove quest’ultimi se pur restaurati, spesso sono chiusi per problemi legati alle normative di sicurezza. Come è stato possibile aprire e portare il pubblico in un cantiere? Che supporto hai avuto dall’amministrazione comunale di Rimini?
La decisione di realizzare il lavoro è stata presa in qualcosa come venticinque minuti durante il primo sopralluogo insieme a Massimo Pulini e Andrea Gnassi (neo sindaco di Rimini). L’entusiasmo da parte loro è stato assoluto per cui tutto si è svolto a velocità da brividi. Voglio ricordare che il sopralluogo si è svolto in agosto e lo spettacolo è stato presentato a ottobre. A mio avviso tempi abbastanza rapidi per la media nazionale.
Per poterlo presentare abbiamo lavorato su un pubblico più contenuto – numericamente parlando – presentando in 2 sere 6 performance complessive. In questo modo abbiamo rispettato le normative e allo stesso tempo abbiamo reso possibile una visione ottimale per gli spettatori.

Musica, teatro, video, scrittura, ritieni che uno di questi linguaggi sia più affine alla tua creatività?
I linguaggi sono strumenti che preferisco usare con parsimonia in relazione a ciascun contesto e progetto. Senza precludere nessuna possibilità (ben venga il pubblico più ampio e intrecciato) mi piace realizzare opere che tengono presente storia e cultura con un pubblico consapevole e in grado di giudicare. Mi spiego meglio: se realizzo un film mi piace presentarlo a un pubblico del cinema, se si tratta di una mostra di disegni probabilmente il pubblico di gallerie e musei è quello giusto, se invece è uno spettacolo di teatro allora il pubblico del teatro è quello che possiede gli strumenti per analizzare il lavoro. È fondamentale lavorare nell’approfondimento come anche creare in team. Nota: quando mi definiscono “artista multimediale” mi deprimo.

Nelle tue installazioni ricorre spesso il tema dello spazio. Uno spazio pubblico che indica un nuovo modo di vivere ed abitare la città?
L’esplorazione dello spazio urbano, delle città, è parte integrante del mio lavoro da sempre. Questo si associa al soundscape, alle immagini filmiche, alle derive nelle città. Oggetti trovati pronti per essere reinterpretati, remixati. La città è un luogo straordinario dove il confine tra spazio pubblico e privato è labile. Persino inesistente talvolta. Questo è veramente interessante

Ci racconti di Giardini Pensili e di Velvet Factory le due strutture che dirigi?
Giardini Pensili è il mio gruppo. Un piccolo ensemble che realizza tutti i progetti. Nato inizialmente come compagnia teatrale è diventato una unità di produzione che produce teatro-musica, installazioni audio-video, progetti site-specific, editoria.
Nel 2006 è stato avviato il progetto Velvet Factory: un laboratorio di creazione e un luogo di residenze all’interno del Velvet Club di Rimini. Dal suono al cinema (con un attenzione particolare per cinema documentario, animazione e live cinema), passando per performing arts (danza, musica, teatro), radio, arti visive, grafica, design, architettura, parola, filosofia, fashion. Per una cultura del mixed media, del progetto, dei linguagggi delle arti contemporanee. Time Based Arts: arti basate sul tempo.

“Millesuoni. Deleuze, Guattari e la musica elettronica” volume del 2006 che in chiusura ha un tuo contributo di sole immagini. In poche battute che relazione c’è tra la musica elettronica il filosofo Deleuze e lo psicanalista Guattari?
Questo è un libro che ho co-curato e di cui sono molto soddisfatto (andato esaurito rapidamente siamo alla ristampa). Come dice Mario Gamba parlandone: “La musica deleuziana per eccellenza è quella «elettronica sperimentale» recentissima. Prima ci sono stati Ligeti e Berio, Cage e i minimalisti della prima ora (Glass e Reich), ma nessuno come i Pan Sonic, Dj Spooky, Scanner, Alva Noto realizza in musica le ipotesi deleuziane. «Con l’avvento dell’elettronica sperimentale…tutte le forze della deterritorializzazione musicale sono portate a congiungersi e la musica a diventare definitivamente un CsO (corpo senza organi, ndr)».”

Come pensi che si svilupperà la musica degli anni ’10? il futuro è elettronico?
Il futuro è – come sempre è stato – nella relazione profonda tra elettronico e analogico.

Che cosa significa essere un performer nell’oggi?
Significa relazionarsi in maniera profonda a luoghi e persone evocando la straordinarietà del quotidiano trasceso attraverso interventi più o meno virali. Significa anche ricordarsi che il corpo è una macchina che si relaziona continuamente a altre macchine (strumenti musicali, computer, spazio scenico, luce…)

Cosa c’è all’orizzonte?
Shanghai (al lavoro insieme a Davide Quadrio e Massimo Torrigiani su un progetto fatto di mostre, performance, edizioni per la prossima edizione di SH Contemporary), Tokyo (lavorando con Yasuhiro Morinaga alla musiche del vivo per il capolavoro del cinema muto “Minato no nihon musume” del regista Hiroshi Shimizu), New York (con FuturePerfect e insieme alla cantante Krishni Anandarajane al suo ensemble di musica tradizionale indiana per la creazione di una prossima performance tra tradizione e minimal techno; tour in USA e India), Milano e Berlino (mostre con sculture, disegni, oggetti presso Galerie Mazzoli e Marselleria), Rimini (al lavoro con Andrea Felli e Leonardo Sonnoli per curare 365 giorni dedicati a John Cage usando tutta la città insieme a quotidiani, radio, sale da concerto, gallerie d’arte, bar, spazi abbandonati), ovunque (con lo stilista Patrizio Piscaglia e il suo marchio Messagerie), Emilia Romagna (per la regia di un Requiem di Mozart con orchestra e solisti).

Dove sei in questo momento?
Nascosto sulle colline di Rimini.


foto Luca Di Bartolo, Chiara Rainer
da Artesera TO

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