Se non è sopra le righe non mi piace, se non esula dai canoni classici non mi interessa, se non mira alla ricerca lo lascio ad altri. In questo mio piccolo angolo di libertà ho finora chiacchierato con Roberto Paci Dalò del suo De bello Gallico – Enklave Rimini al teatro Galli di Rimini, con Roberta Ridolfi del progetto Arte in Ospedale, con Davide Quadrio del suo operato in Asia e con Marco Puntin sulla mostraIl Fuoco della Natura all’ex pescheria di Trieste. Uomini e donne che sono riusciti, attraverso un lavoro oculato e studiato, a suscitare un dibattito sul ruolo che l’arte contemporanea può ricoprire nella società odierna  portandola in provincia o in luoghi non puramente deputati all’arte. Ho trovato un altro luogo insolito che, grazie all’arte, ha cambiato i propri connotati: 2.18 Gallery, una nuova galleria in provincia (siamo a Fano), una vasca per la via principale, tra un negozio e l’altro, dove le frivolezze regnano sovrane, tra un bar e un tabacchi. La più piccola galleria del mondo, come la definiscono gli ideatori stessi utilizzando un doveroso se del caso. 2.18, svelo il mistero, altro non è che una bacheca in vetro, una di quelle usate dalle agenzie immobiliari per gli annunci di vendita o dai partiti dei paesi di provincia per fare opposizione. 114 x 64 cm di spazio espositivo.

E’ con Andrea Belacchi e Tommaso Mei che ne parlo. fondatori e direttori artistici di 2.18 Gallery. Andrea è da sempre un appassionato d’arte e un collezionista di arte contemporanea giovane; è inoltre co-direttore artistico del festival itinerante Ville e Castella, nato nel 1992 con l’intento di portare cultura, spettacoli e convivialità nei luoghi più intriganti della provincia di Pesaro e Urbino. Tommaso è un fotografo che vive e lavora tra l’Italia e Los Angeles realizzando per lo più celebrity editorials.

Cosa significa 2.18?
2.18 viene da un calcolo, molto approssimativo sulla dimensione della galleria, dello spazio espositivo. Dovrebbero essere decimetri cubi della galleria, in maniera molto approssimativa, che a quanto abbiamo capito la matematica non è il nostro forte.

Che senso date al termine galleria?
La Galleria è il punto di incontro tra la domanda e l’offerta di arte, dove chi produce arte, incontra chi l’arte l’apprezza, la colleziona, la acquista.

Che ruolo ha 2.18 Gallery?
Per noi, la nostra galleria, è la soddisfazione di una esigenza, quella di dialogare, di offrire uno spazio, ricercare, comprendere. Ma è anche una sfida, a noi stessi e all’idea stessa di galleria. 2.18 per la sua stessa natura e collocazione non è controllabile, impossibile monitorarla, lei vive di vita propria 24/24, 7/7, noi le diamo “solo una spinta” di tanto in tanto.

Come si relaziona alle altre realtà artistiche contemporanee locali?
Abbiamo un bel dialogo con Casa Sponge ad esempio anche se per il momento ci siamo riproposti di crescere e mettere a fuoco la natura di quest’esperienza, definirne l’identità prima di interessare altre “istituzioni” siano esse locali o nazionali. Una sorta di indipendenza didattica.

Quanto lo spazio determina la riuscita di un’opera d’arte?
E’ proprio qui la sfida. Quanto spazio serve ad un’idea?  Proviamo a misurarci con 2.18 decimetri cubi e chiediamo agli artisti che accettano il nostro invito a farlo.

Negli ultimi anni l’opera d’arte è stata spesso valutata a kg o in cm, pensando che le dimensioni fossero importanti, perdendo così di vista la qualità dell’atto. Mi sembra che 2.18 risponda bene a questa problematica. Che ne pensi?
Sì, come dicevamo sopra, vogliamo ci sia l’idea, avanti a tutto, abbiamo ricevuto delle proposte interessantissime che dialogano alla perfezione con questo minuscolo spazio, con la sua collocazione.

I progetti per 2.18 sono tutti site specific, perché?
Perché sarebbe banalmente semplice  prendere un’opera pittorica, fotografica che è stata pensata per uno spazio diverso e appenderla nella nostra galleria. Diventerebbe un bacheca espositiva e non più uno stimolo alla creazione. A noi interessa l’idea, la generazione creativa, la sfida, non l’esposizione fine a sé stessa.

La decontestualizzazione dell’opera d’arte, invertendo l’azione duchampiana, riporta secondo me il focus sull’opera stessa, quindi sull’idea. Se l’oggetto d’uso comune – l’objet trouvé, piazzato in galleria diventa opera, oggi l’opera esposta in bacheca/galleria che surplus di valore acquisisce?
Il valore aggiunto è quello di accettare la sfida continuamente, in ogni momento del giorno e della notte, con qualunque persona sia essa interessata o meno, distratta o attenta, preparata o semplicemente curiosa. E’ un riportare tutto all’idea.

Le opere in bacheca riescono a captare l’occhio del passante distratto?
Questo, per esempio è l’idea primigenia dalla quale è scaturita l’opera “12” di Sabine Delafon, artista francese che ha esposto nel nostro spazio il maggio scorso. Quindi, come vedi, quello che da un lato può essere considerato un limite, dall’altro è fonte di idee. A volte ci divertiamo a guardare i passanti e quello che spesso notiamo è che le persone si fermano del tutto sorprese e leggono e si informano e alcuni di loro cercano la vera galleria come se la bacheca non potesse esserlo. Alcuni sorridono, altri e sono la maggior parte proseguono il loro cammino con un punto interrogativo dipinto sul volto.

Vedo che finora non avete utilizzato la figura del curatore, per quale motivo?
Per ora, proviamo a sbagliare, crescere, sperimentare in prima persona. Del resto siamo proprio noi due  i curatori della galleria. Nel senso più completo del termine.

Ci potete anticipare qualcosa sulla programmazione della prossima stagione?
Ci stiamo lavorando, prendendo accordi, capendo quali siano le idee che ci piacciono e quelle che perseguano la “linea editoriale” della galleria. In ogni caso, oltre ad alcuni artisti italiani, e tra questi alcuni locali, abbiamo in programma alcune esposizioni con artisti stranieri, inglesi e americani, per il prossimo autunno.
La prossiama inaugurazione, quella che chiuderà la prima stagione, sarà il 26 luglio con un evento collaterale. L’esposizione e il concerto che la seguirà, saranno del collettivo Ur.L.O. (Urbino Laptop Orchestra), in una nuova sperimentazione, visuale e sonora. Per cui, anche in questo caso, la 2.18 Gallery ha creato un nuovo stimolo.

Dove siete ora?
A Fano, poco lontano dalla galleria

Cosa c’è all’orizzonte?
C’è molto altro. Ma di questo, magari, ti parleremo tra un po’ di tempo


da Artesera TO

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