21 artisti per Tredozio (FC)


Con questa pubblicazione si chiude un ciclo, un percorso ideato da Riccardo Avenali ed ereditato dall’Associazione Culturale Sponge ArteContemporanea. Venti artisti, in sei edizioni, si sono cimentati e confrontati con la superficie sferica dell’uovo. Un biscotto di terracotta alto circa 40 cm è stato trasformato, modificato, aperto, dipinto, decontestualizzato e disegnato: una totale scoperta della libera creatività italiana, un viaggio nella ricerca della contemporaneità visiva dell’oggi.

La catalogazione di questa anomala ed alquanto affascinante collezione, ora è più che mai importante, in un momento storico dove la cultura in Italia è messa all’angolo, chiusa in trappola da giochi politici ed economici. Un piccolo Comune di 1.283 anime, Tredozio, immerso nel Parco Nazionale delle foreste casentinesi, lontano geograficamente (e non solo) dalle così dette capitali culturali italiane, sembra rispondere. Sembra dire “Noi ci siamo! Ci proviamo! Ce la mettiamo tutta!”. Il salvadanaio viene aperto, non con pochi sforzi e, con un lavoro sinergico tra l’amministrazione comunale e l’associazione Sponge ArteContemporanea, la prima tappa giunge al termine in previsione dell’apertura di una struttura che possa ospitare tutte le opere, una struttura che non voglio definire museo, in quanto termine dal sapore stantio che spesso non facilita la circuitazione di idee e di pubblico. Un Centro per le Uova Contemporanee, definizione che prendo a metafora del progetto. L’uovo è simbolo di vita, di perfezione, si fa carico della creatività dell’artista, pulsa al suo interno fino a modificarne completamente la struttura e la superficie, diventando testimone attivo della contemporaneità.

Dalla terra nasce l’opera di Veronica Chessa, un giardino erboso riveste completamente l’uovo, su di esso scarabei colorati camminano. Sembra raccontare del territorio casentinese l’uovo di Bruno D’Arcevia, dove le acque scorrono ed irrorano verdi prati dove gli animai mutati dall’artista in figure mitologiche cavalcano. Giovanni Gaggia con il suo uovo bianco spolverato di zucchero si fa carico della storia dell’arte, un ponte tra la pala di Brera di Piero della Francesca ed il candore delle vesti usate da Gina Pane nelle sue performance; senza dimenticare il suo vissuto, l’opera infatti è posizionata sul suo primo vasino di bambino. Dell’infanzia racconta l’uovo sonoro di Domenico Buzzetti, “Quando ero bambino…”, l’autore ha interrogato alcuni artisti, ha chiesto loro di raccontare paure, incubi o un evento che ha lasciato un segno nell’infanzia, trasformando le storie in immagini. Il bianco è di nuovo protagonista nell’uovo di Giacomo Carnesecchi, a mettere in evidenza la purezza della forma non ancora inquinata da un “civile” mondo contemporaneo, graffiti che testimoniano l’oggi sporcando la superficie con segni e disegni. Una gabbia bianca contiene il bianco uovo di Alessandro Giampaoli, un codice identificativo commerciale lo caratterizza, il candore è pura illusione, la vita che contiene è già marchiata e segnata da un destino già tracciato. Il mito è protagonista nell’opera di Costantin Migliorini, evoca la nascita dell’uomo, il giorno in cui un soffio vitale fece attivare dall’uovo la materia. Barbara Nati con il suo uovo cosmico ci racconta il fascino dell’essenziale, è espressione della matrice zero, ai confini dello spazio della terra, l’impronta originale al centro dell’universo contenente tutte le Possibilità, forme di Esistenza, Potenziali e Combinazioni. L’uovo di Daniela Cavallo è contenitore di un embrione umano, da esso uscirà la vita ed inevitabilmente affronterà un percorso sulla terra, un tragitto non lineare che porterà il viandante all’avvicinarsi ad una qual si voglia forma di divinità. Felipe Cardena riveste l’intera superficie con un collage di fiori colorati e ad un popolare Superman affida il compito di rompere il guscio con un vigoroso pugno e librarsi nel cielo. Il mondo pop è protagonista dell’uovo di Aldo Frangioni, un insieme di linee e colori vanno a costruire una superficie piena di piccoli esseri umani. Sembra citare gli omini radianti/radioattivi di Keith Haring che caotici e differenti calpestano freneticamente il mondo.
Di “immondizia” è composta l’opera di Elena Rapa: gli arti e gli occhi mobili di una bambola, un vecchio cappello, un fiore finto, un peluche, della carta adesiva e del feltro vanno a comporre i due personaggi che escono dalla forma del biscotto, Mr uovo e signora, un uovo dal forte sapore kitsch. Nell’opera di Massimo Festi due easter bunny (coniglio pasquale), bunny boy e bunny girl (simboli della vita fertile che Cristo risorto avrebbe promesso ai suoi seguaci) ricoprono e coprono in una sorta di abbraccio protettivo l’uovo. Francesco Insinga si interroga sulle sovrastrutture che si impongono sulla vita con un intervento pittorico e materico che vuole esaltare la forma carica di per se di significati, evidenziandone il suo potenziale generativo. “Gioco intorno all’uovo” è l’opera di Gesine Arps, figure dipinte e colorate sono abbracciate da un essere più grande e color oro, la simbologia indiana narra della nascita del dio Brahma da un uovo d’oro. Anche nell’opera di Rita Vitali Rosati, il colore oro fa da padrone. l’artista ne riveste completamente l’uovo trasformandolo, con l’aggiunta di una serratura ed una chiave, in prezioso contenitore di sogni, curiosità e desideri. Abbiamo il coraggio di aprirlo con un “tic”? Davide Dall’Osso lo apre. Da una ferita escono cristalli, sembra somigliare ad una bocca nell’atto di nutrirsi, a simboleggiare il primo tramite la vita dell’essere umano. Anche Luca Caimmi, come Dall’Osso, sceglie il medium della scultura, il materiale utilizzato è la carta, con la quale costruisce forme che vanno a modificare la superficie edificando una sorta di paesaggio extra terrestre.
“Easter Time!!” è l’opera di Laura Baldini, strettamente autobiografica, narra attraverso il segno un periodo cupo della sua vita, L’artista si crocifigge, nell’uovo è sveglia, sofferente ed assistita dai conigli mannari a citare il film d’animazione in stop-motion “Wallace & Gromit: La maledizione del coniglio mannaro” di Nick Park. Anche Leeza Hooper, come Baldini, si allontana dai significati intrinsechi della forma dell’uovo, tentando una sintesi tra arte povera, cultura dello slogan e street art: “ME, NOW, HERE”.
Mona Lisa Tina affronta un momento ben preciso: il 2011. L’opera è rivestita di stoffa damascata, i tessuti con cui ricopre le barelle d’ospedale dove si adagia, donando se stessa al pubblico durante le sue azioni. Tre sono i colori che rivestono l’uovo, il verde, il bianco e il rosso. L’artista si fa così carico dei centocinquant’anni dell’Unità d’Italia, riflettendo su se stessa in relazione alla nazione e invitando il pubblico a meditare sulla propria identità in un binomio di reciproco scambio corpo – stato.

Jack Fisher
(Sponge ArteContemporanea)

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