Esercizi di Luogo è l’ultima opera di Tiziana Cera Rosco, un percorso che unisce la sua parola alla sua immagine fotografica, in una installazione/performance presentata il mese scorso a Milano. L’opera è plasmabile e modificabile, deve vivere l’ambiente dove viene portata: un arazzo di carta composto da foto di famiglia vecchie e nuove, delimita lo spazio dell’azione, il pubblico è parte attiva ad esso l’onere e l’onore di dare un senso altro a questo luogo, la parola è colei che diventa esercizio, un esercizio di luogo appunto.
Le stanze di Sponge Living Space o, come preferisco in questo periodo, Casa Sponge, uno spazio fortemente connotato, una abitazione quotidianamente vissuta, si fa carico, nelle sue nove camere, del percorso per immagini e parole di Tiziana Cera Rosco. Il casale intero assume ora la linea della vita dell’artista: è davvero un aprire il palmo della mano e mostrare il segno, una sorta di passaggio tra il proprietario di casa, anch’esso artista, e Cera Rosco; mi figuro ora le loro mani volte verso l’alto a far rimirare al pubblico il segno. Non a caso abbiamo scelto di intitolare questo percorso esercizi di luogo, un esercizio che parte dalla casa dell’artista in una forma embrionale, si sposta a Milano all’interno della mostra di Gaggia / Buzzetti “Where is your brother?” ed arriva ora, con un’altra veste, in un reale home to home, a testimonianza dell’importanza del reale incontro tra gli uomini a casa Sponge.
“Di chi sei tu?” È questa la frase che campeggia, aleggia nell’ingresso, per chi come me è sempre vissuto nel paese di montagna; come canta Giovanni Lindo Ferretti “vivo sui monti tra i morti, vivo tra i morti sui monti”, la frase è chiara. Sento la voce dei vecchi del paese rivolta ai bambini, il senso è semplice: da che famiglia vieni? Chi è tuo padre? Cera Rosco ci racconta, qui, la sua infanzia, ci indica che proviene da un borgo tra i monti, i monti del suo Abruzzo. La stanza diventa lo spazio privato della mente, “Di chi sei tu?” A ciascuno il suo “Di chi sei tu?” Le opere esposte sono tutte autoscatti realizzati sempre nella sua camera da letto, al buio, dove la luce diventa l’elemento che permette la rivelazione. Il corpo così svelato si fa metafora di uno sguardo profondo nel suo io. “Di chi sei tu?” “Tu dovevi dire – racconta Tiziana – a che famiglia appartenevi e potevo rispondere solo col nome di mio nonno, quindi affermare di appartenere a mio padre, mentre io mi sentivo di mia madre (ma entrambi ancora non li conoscevo davvero e non potevo sapere come si fa ad appartenere)”. Si cammina nella casa in punta di piedi, il senso di percorrere realmente l’io di Tiziana è straniante, e nel contempo emozionante, l’autrice non teme di mostrarsi “nuda” al pubblico, una nudità fatta di intimità. Ciascuna stanza racconta di un suo familiare e del rapporto che la lega ad esso, un percorso mentale e fisico che mi porta inevitabilmente ad analizzare le mie relazioni familiari. Sento così Tiziana fisicamente vicina; è strano ma quando cammino per le stanze muovo poco i piedi, allungo le braccia, le allargo, a cercare l’autrice di quest’unico cammino così profondo. Lei non c’è ma la sua presenza è così forte che la pelle la percepisce, e dico la pelle non la mente. I gesti intimi e piccoli, davvero piccoli, che Tiziana ci mostra si fanno carne, a comporre un corpo comune a tutti gli uomini. Il padre e la sua malattia, la costante paura che la vita lo tolga ad essa, la madre e i figli.
“Corpo di così grande amore”, le labbra della madre sfiorano quelle dei figli, lascio aleggiare le parole che vanno a comporre il titolo di questo ciclo di scatti fotografici corpo – di–così–grande-amore/ corpo-di–così–grande–amore/ corpo-di–così– grande – amore / corpo – di – così – grande – amore . La casa qui e ora si è ricomposta, assumendo le sembianze del corpo e della mente di Tiziana Cera Rosco; l’home to home si conclude, l’esercizio si è fatto luogo, il passaggio si è chiarificato, non è più casa di Giovanni ma ora è nido di Tiziana. Torno a prendere in prestito le parole di Ferretti “Bastione naturale in prospettiva ariosa”.

Jack Fisher


testo critico di “Esercizi di luogo” personale di Tiziana Cera Rosco

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