di Milena Becci

Una mano fra i capelli ne cattura alcuni o molti, bruni o biondi, lunghi, corti, ricci o lisci, che cadendo lasciano una traccia. Possono essere abbandonati lì, sul pavimento, o trattenuti, conservati, simboli di un’identità ben precisa. Il gesto rimane lo stesso; è l’azione postuma a questo, che ne modifica la funzione. Francesca Romana Pinzari, nella sua personale a Casa Sponge Soul preservationsi presenta così ai miei occhi, con una mano che passa fra i suoi capelli neri, ed ecco svelato il gesto artistico: questi contenitori di DNA delineano il segno di composizioni, sensuali e femminili, racchiuse in piccoli quadretti ed antiche cornici che raffigurano parti del corpo, assicurandone la sua sopravvivenza. Quei visi, quei piedi, quei ventri, sono già idealmente contenuti nel capello, che è parte di noi e che diventa reliquia, una volta abbandonato il corpo.

Il lavoro è autobiografico. Tutto parte da un progetto multimediale sull’amore del 2010, Love Preservation, al quale ha lavorato a quattro mani con il suo compagno, il musicista Daniele Pozzovio: dall’incontro, dallo scontro e dal nascere e morire di un amore restano capelli, cellulari, rose secche, oggetti di vario genere che vengono sigillati dall’artista dentro barattoli da conserva, sott’olio, per fermare la magia di un momento che non andrà mai dimenticato, e che ci viene raccontato con grande precisione.

Francesca Romana Pinzari trasforma parte della sua vita in una performance che, terminata, lascia sul terreno cose che vengono raccolte, residui di vita e d’incontro di corpi ed anime. La conservazione è tema centrale del lavoro di quest’artista: è paura di perdere, è bisogno di un ricordo tangibile forse per un momento in cui il presente diventa passato, è fermare e non farsi scappare neanche un capello. Persino le bustine di zucchero, vestigia di caffè bevuti forse in compagnia, in chissà quali momenti e chissà dove, vengono raccolte e disposte entro cornici, andando a formare farfalle con la precisione di un entomologo che, con lo spillino, appende i suoi insetti senza vita.

L’ansia e la paura di dimenticare, da una parte, e il bisogno di conservare e ricordare, dall’altra, sono predominanti anche in un’altra installazione presente a Casa Sponge, La valigia della memoria, un cesto da pic-nic evocatore di momenti sereni vissuti in famiglia nel quale, tra i vari oggetti, sono posizionate due cornici digitali sulle quali scorrono foto di familiari. Alcune delle persone nelle foto sono venute a mancare, e in quella valigia c’è tutto il desiderio dell’artista di andare oltre i suoi problemi di memoria, di ricordare per sempre i loro visi e le loro voci, collegati a ricordi che sarebbe bello portarsi in valigia e non abbandonare mai. Un viaggio di vita nel presente e nel futuro, quindi, sempre ancorato al passato, compresso dentro ad una scatola da poter aprire in ogni momento, in cui è assente ogni volontà di distacco.

Anche il sangue, come il capello, è parte di noi, e nel video I am not Francesca lo utilizza per segnarsi sulla pelle, tra il collo e il seno, quei simboli che hanno fatto e fanno parte di una società costantemente bisognosa di senso di appartenenza, di un riconoscimento universale, di un’etichetta in cui possa identificarsi. Per chi è continuamente sulla via della ricerca della propria identità, per chi è nato in un paese straniero, per chi si chiede chi è, per chi non ama schemi preselezionati, questi simboli non hanno motivo d’esistere e devono essere cancellati; con una spugna, l’artista lava la traccia lasciata dal sangue, ma il segno rimane sulla pelle delicata, che si irrita.

Il lavoro corporeo e certosino dell’artista è visibile anche nelle Reliquiae, una serie di installazioni realizzate esclusivamente con crini di cavallo. Anche qui, il tema del ricordo, la vita e la frequentazione dei maneggi, spinta dall’amore per i cavalli, vanno a dare forma a figure ancestrali, che hanno certamente a che fare col femminile. Sono vesti sapientemente intessute dalle mani di una donna che, con inesauribile pazienza, accumula e conserva per creare, per non lasciare nulla alla terra dalla quale raccoglie.

L’ultima stanza di Casa Sponge è abitata dalla figura dell’artista proiettata sulle lenzuola del letto, sdraiata e spogliata di tutto ciò di cui l’avevo vista vestita in tutte le altre stanze. L’aspetto è sereno, l’ansia di perdere sembra svanita, ma attende. Perfettamente in accordo con l’ambiente circostante, nel quale è stato inserito e per il quale è stato realizzato, questo progetto site-specificGet Closer, è il finale ideale di questo percorso espositivo. È un invito al pubblico a partecipare fisicamente, diventando performers e condividendo una ricerca che è di molti. La ricerca spasmodica dell’identità corporea e spirituale, attraverso la collezione e la reinterpretazione del feticcio e dei simboli che segnano la nostra formazione di individuo; un’esperienza personale che, come accade nella metamorfosi del bruco in meravigliosa farfalla, si trasforma in enunciati di una comunicazione universale.

<a href=”http://www.seroxcult.com/arte/891-francesca-romana-pinzari-soul-preservation-pergola-pu-casa-sponge-fino-al-7042013.html” target=”_blank”>da SeroxCult</a>

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