Little Sister: take me to hell

“Little Sister” nasce come un progetto di Joy Coroner a.k.a. Domenico Buzzetti, artista visivo, musicista e videomaker, con l’intenzione di dare forma alla sua attrazione verso l’oscurità, il mistero, i sogni e la morte attraverso fotografia e musica.

In “Little Sister: desire” e “Little Sister: adieu”, Buzzetti inventa i due personaggi: il personaggio maschile, interpretato dallo stesso Domenico, ed il personaggio femminile, senza i lineamenti del viso, come una simbolica rappresentanza del desiderio-dolore che secondo Schopenhauer “Solo liberandosi radicalmente di ogni desiderio, solo estirpando da sé la volontà l’uomo potrebbe superare l’infelicità che fa parte della sua natura”. Impiegando delle tecniche visuali innovative e fondendo elementi classici della fotografia in bianco-nero ed il concetto ottocentesco di post mortem, Buzzetti illustra, attraverso la propria visione, un mondo costruito e messo in scena, al di là della realtà. I personaggi appaiono sulla carta ingiallita dal tempo, i ricordi e la vita passata si sviluppano imboccando sentieri alternativi. Lo spettatore viene immerso nel viaggio elettrificante ed esperienziale (che richiede un ritorno) come nel cammino esistenziale di Alice (little Liddell sister) di Lewis Carroll in “Alice’s Adventures in Wonderland”.

A “Perfect Number”, Domenico Buzzetti presenta una speciale performance sonora dal vivo: “Little Sister: take me to hell”. Utilizzando un toy-piano, un laptop ed un controller midi, la musica penetra gli strati della coscienza portando nel mondo dove vengono fuori le cose inaspettate.
Buzzetti attraverso l’uso e la manipolazione di samples orchestrali riesce a creare un originale melodia, serena e disturbante allo stesso tempo, come nel brano Icct Hedral, innovativo punto di incontro tra l’elettronica avant-techno minimalism di Aphex Twin e la musica classica contemporanea di Philip Glass. Densissimi momenti ritmici di sonorità free jazz, metal, experimental IDM, breakcore e punk, dalle provenienze più improbabili e dalle costruzioni cinematiche, dove l’inaspettato e l’improbabile è rappresentato, più di ogni altra cosa, dal pianoforte giocattolo.

Assistendo a questa performance, lo spettatore ha la possibilità di sbirciare nello studio dell’artista ed avere qualcosa di unico, legato a quel momento specifico in cui egli è solo ed immerso nell’improvvisazione musicale. E si diverte.

Renate Auzina


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