Alla vita

Alla morte privata della vita
vita pregna di vita
alle ore che non sono morte
morte che salva dalla morte
morte in differita,
morte gradita alla vita,
vita , in un soffio voce infinita.¹

Al lutto

Il mio lutto personale
appare,
una mattina inconcludente
quando il superfluo non vale,
come polvere permanente,
come un incidente
come la malinconia
del non fare niente,
che non è così poi male
essere invisibili, al naturale.²

1 Rita Vitali Rosati – dedica autenticata, in data 17 aprile 2013,
alle ore 16.15, protocollata con il n° 42
2 Rita Vitali Rosati – dedica autenticata, in data 24 aprile 2013,
alle ore 10.43, protocollata con il n° 44

Croci, morte. Non è il tanto discusso confine tra la vita e la morte, in termini religiosi e non, quello che presenta l’opera di Rita Vitali Rosati, ma quanto la morte sia invece presente nella vita. La povertà sociale dell’uomo odierno, tecnologico e sempre più guidato dalle nuove leggi del mercato e della globalizzazione, rischia di far coesistere vita e morte, di aver paura di vivere più di quanto si ha paura di morire. Una morte che si vive ogni giorno, quindi, una viva morte, per usare un ossimoro petrarchesco, che finisce per dilaniarci. La sacralità della vita viene violentata, è un valore perso che sottolinea l’impossibilità umana che l’individuo cerca di sconfiggere combattendo una lotta che lo porta costantemente davanti ai propri limiti, lasciando che questi vincano su tutto. Da qui nascono sofferenza, malinconia e non accettazione di sé e della propria impermanenza.

L’artista accende le telecamere dall’alto, apre gli occhi e traduce attraverso l’immagine questo condizionamento; è un santo che crea miracoli, che va oltre i propri limiti per superarli e per creare qualcosa di positivo che valichi il rilievo montuoso della vita. Usa la forza della sua emotività per plasmare, consapevole che è questa stessa potenza a mettere in movimento il tutto, l’amore universale.
Da tutto questo nasce Curriculum Vitae, il cimitero a cielo aperto di Rita Vitali Rosati, una visione terrena della sua geografia emotiva, alla quale ha affidato e affida la sua ricerca artistica. L’interno delle sue emozioni corrisponde all’esterno dell’installazione, non vi è differenza. Ed ecco che nei vasi bianchi, dipinti uno ad uno dall’artista, vengono piantate croci nere con targhette in cui sono incisi nomi di personaggi della letteratura, dell’arte, del cinema e di alcuni suoi famigliari (Giacomo Leopardi, Fred Buscaglione, Edith Piaf, Alberto Sordi, sua madre, Mahatma Gandhi, Gina Pane ecc..), un’intensa nomenclatura, persone che hanno fatto parte della sua vita, che ha apprezzato e che sicuramente hanno provocato in lei delle emozioni che sorpassano l’idea della morte.
L’installazione s’impossessa di altri cieli tramite l’operato artistico che segue sempre la forza espressiva dei sentimenti, creando una circolarità senza fine.

A Casa Sponge, in occasione della IV edizione di PERFECT NUMBER – 9 strutture indipendenti, 9 stanze, 9 project rooms, Curriculum Vitae occupa idealmente la decima stanza, il giardino; accoglie i visitatori con i quali condivide lo stesso cielo, apre loro la porta e li accompagna e protegge durante il percorso all’interno della Casa. I vasi poggiano sul terreno, culla di una natura in continuo cambiamento, dinamica e vitale, che non conosce i limiti dell’uomo se non quando li subisce. Le croci spuntano come piante dalla terra ma il loro colore nero non corrisponde allo splendore dei nomi dei personaggi incisi sulle targhette d’alluminio dorato, simboli dell’immortalità dell’arte e dei sentimenti che rimangono intarsiati in ognuno di noi; si incastrano come motivi ornamentali nei nostri vissuti e la forza cosmica li tiene uniti.

Il progetto è stato realizzato con l’idea di farlo approdare a più città, è un cimitero a cielo aperto itinerante, che ha il desiderio di scoprire altri firmamenti e di incontrare pubblici eterogenei. Alcune delle croci sono prive di targhette, concepite affinché le persone, partendo dai propri limiti e dalle proprie sofferenze legate anche al tema del ricordo, approdino all’arte e alle emozioni e pensino ad un nome da poter imprimere sulla croce.
Uno dei simboli umani più antichi, la croce, diviene quindi una superficie su cui poter fissare il proprio sentire, su cui poter finalmente festeggiare la sacralità della vita attraverso l’emblema della morte, perché l’arte è capace di fare anche questo.

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