BYE BYE GOD…. Riti e Rituali al capezzale dell’arte.

Quale percorso artistico può scaturire da un momento sociale ed economico come attuale? La parola più gettonata sui media e tra la gente è “crisi”, economica s’intende! Poiché quella dei valori, sembra non interessare nessuno. Se manca il denaro manca la molla che innesca tutte cose…materiali, ed anche immateriali a volte, in quanto che spesso persino le opinioni ed il libero pensiero sono tristemente asservite alla logica del profitto. Allora, in termini si può considerare l’arte, in questo clima? Esiste la possibilità di due approcci: l’uno economico, legato cioè alle logiche di mercato, alle fiere, ai mercanti e a tutto ciò che riguarda la vendita; l’altro un approccio estetico, filosofico, spirituale. Noi parleremo della seconda via, consci del fatto che di certo l’arte non è morta ma che comunque non se la passa benissimo. Quindi, immaginiamoci al capezzale dell’arte…Intendendo l’estro e la creatività come ricerca di un rituale e l’opera stessa come rito. Entrando in quest’ottica ha senso parlare di spiritualità, non, attenzione di religiosità, ma di ineffabile forza di spirito. Tutti, più o meno possiamo sentire dentro un afflato spirituale, una forza misterica più che mistica, che rende possibile ciò che la “ratio” scarterebbe come impossibile. Il frutto della mente, il pensiero, si fonda con la radice espertiva che appartiene poi alla sfera mnemonica, è così che tutto si fonde ibridandosi con le potenzialità dell’immaginario e dell’inventiva. Questo in sintesi il ritratto di quel moto interiore che classifichiamo come potere creativo, estro, arte. Se pensiamo a questa sorta di forza che caratterizza chi vive d’arte riesce tutto più semplice e possiamo comprendere come poter leggere un opera d’arte …come nel caso di questa mostra. Arnis Balcus e David Starr sono due artisti apparentemente differenti, sia dal punto di vista della tecnica che della poetica. Dico questo APPARENTEMENTE con enfasi poiché entrambi gli artisti battono le strade dello stesso mondo, metabolizzano le stesse problematiche sociali, affrontano le stesse paure, anche se con esiti del tutto differenti.

Il ciclo di opere che Balcus presenta in questa bi personale allo Spazio Sponge affrontano tematiche puntuali sulla sensorialità, la percezione emotiva, incrociando due filoni tematici sociale e l’altro sessuale. Le sue immagini fotografiche sono pulite, asettiche, talvolta poco invitanti, poiché ci appaiono quasi edulcorate da una certa normale umanità. Tuttavia le tematiche di Balcus ci catturano, lo fanno insinuando un tocco di morbosità, di voyeurismo, e spesso le stesse inquadrature che ci propone altro non sono che inviti all’osservazione del tabù. Così anche quando le immagini appaiono rassicuranti Balcus non omette di attrarre la nostra immaginazione e far si che su quelle immagini si possa creare una storia. Persino quando osserviamo l’immagine di un giovane uomo “trattato” dal punto di vista medico con piccole bool di vetro sulla pelle non ci facciamo domande sull’assurdità del trattamento inscenato ma piuttosto sulla posa bizzarra di quella fisicità algida.

Diversa la proposta di David Starr che opta per una installazione che comprende molti elementi: oggetti , un albero, delle icone, musica ed una ricca serie di piccoli lavori correlati. Starr, con questo lavoro, tenta di attraversare la modernità attraverso un simbolo arcaico e spirituale come l’icona. L’immagine culto però, pur potendo ancora fungere da riferimento votivo, grazie a Starr diviene il simbolo contemporaneo di una spettacolarità nota a tutti. Le sue icone sono emblemi dello star system del secolo scorso e di oggi, caricati di tutta una serie di rimandi mentali e di simboli capaci di conferire, anche attraverso la potenza delle sue stesse composizioni musicali, un aura rinnovata di immortalità. Le icone , appese ad un albero bianco, rappresentano il frutto ideale della libera creatività.

Ecco dunque la celebrazione dell’arte come rituale, l’intendimento di voler scaramanticamente aggiungere arte al già detto e al già fatto, così…per non avere altro linguaggio che questo!

No, l’arte non è morta, ma di sicuro ha bisogno di cure. Per questo evento, non esente anche da un sottile filo di ironia, il supporto vitale all’arte crediamo di averlo registrato, se non fosse altro, per aver lavorato per il puro piacere di sentire l’arte senza vincoli e senza ipocrisia.

Roberta Ridolfi


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