Che sia un’Azienda Ospedaliera a sostenere un progetto d’arte può sembrare un fatto insolito…sì, forse per un paese come il nostro. Da tempo invece in alcuni ospedali del Nord Europa e nel Mondo, l’arte è utilizzata per migliorare la degenza e indirettamente gli esiti della cura.

L’Azienda Ospedaliera Ospedali Riuniti Marche Nord ha accolto l’arte e la cultura in genere come elemento di abbellimento estetico dei reparti e delle sale d’attesa dei diversi propri presidi, collocando gli interventi artistici e le donazioni in un più ampio progetto denominato Accoglienza e Umanizzazione. La parola chiave di tutto questo progetto è proprio Umanizzazione… l’arte umanizza, l’arte accoglie, l’arte sazia la tensione delle attese, l’arte attenua i confini ruvidi del dolore. La creatività è vissuta come dono, e viene donata dall’artista alla collettività. Gli ospedali attraverso questi doni si sono trasformati anche in musei, musei diversi, alternativi al sistema… musei in cui l’opera d’arte conversa, si relaziona al mondo, protegge dagli eccessi che trasformano le persone in isole della solitudine, nel tunnel infinito della disperazione del dolore. “Come farfalla” è un progetto in crescita che non si esaurisce in una esposizione. L’esperienza del gruppo formato da Giovanni Gaggia, Monalisa Tina, Daniela Cavallo e Domenico Buzzetti ha avuto origine nelle sale d’attesa e nei reparti dei presidi ospedalieri di Marche Nord, per uscirne ed entrarne… nel tentativo di abbattere quel muro che idealmente divide il mondo della vita quotidiana fuori dagli ospedali e quella che si vive dentro. Questo progetto è la dichiarazione della certezza che la vita scorre in egual misura… che l’essere umano continua ad interagire con la società anche quando si trova in luoghi obbligati come lo è un ospedale. E siccome pensiamo che vita sociale equivalga anche a vita culturale non potevamo esentarci dal portare l’arte in ospedale. “Come farfalla” è un progetto complesso ricco di rimandi emotivi ai grandi temi esistenziali, con qualche repentina escursione nella biografia degli artisti stessi che l’hanno concepita. Non è dunque un lavoro buonista, compassionevole e men che meno ipocrita… è un lavoro che entra nelle radici più segrete ed inesplorate dell’esistenza. Gli elementi che prevalgono sono quelli che indicano una presenza-assenza, un passaggio, un moto emotivo ciclico sintetizzato nel simbolo dell’infinito.

L’impronta iconografica è netta ma mai fredda e spersonalizzata, anzi i colori spesso sono accesi (e penso al lavoro di Daniela Cavallo) e tradiscono un’emotività viva, quasi romantica. Così come la sedia vuota in riva al fiume o le farfalle accennate di Giovanni Gaggia e Monalisa Tina hanno qualcosa che allude a un certo romanticismo: il tema dell’assenza, il desiderio di trasformarsi in qualcosa d’altro, l’esigenza di annullare il proprio peso specifico e migrare verso mondi immaginati o sognati. Il tutto sintetizzato in immagine visiva complessa, ovvero in istallazione, in progetto da agire, completato da un’ ambientazione sonora creata da Domenico Buzzetti alias Joy Coroner. In effetti che senso avrebbe parlare di coinvolgimento emotivo e sensoriale senza includere il suono? Tutte le potenzialità espressive sono state messe in campo nell’intento di creare uno spazio parallelo in cui perdersi… o trovarsi, uno spazio in cui aleggiano domande e risposte, sentimenti inespressi e desideri da realizzare.

Come farfalla” è sintesi di speranza, di voglia di interagire con l’altro, di rendersi partecipe alla straordinarietà del mondo. Un progetto che si visita nudi, nell’accezione più alta del termine che ovviamente non contempla la nuda fisicità. Nella consapevole convinzione che l’arte può trasformarsi in armatura, in scudo, o ancora meglio in magica spada, come quella impugnata dal mitologico Perseo… ciascuno per combattere al meglio la propria battaglia.

Roberta Ridolfi

curatrice del progetto


testo critico di “Come Farfalla / Arte Accessibile 2012”

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