SFERE D’ARTISTA
di Nikla Cingolani

In molte culture occidentali la sfera decorata rappresenta un oggetto scaramantico perfettamente esibito ed integrato nell’arredamento delle case. Le kugel, dette cosi’ per via della loro origine tedesca, fanno parte di quel repertorio decorativo dalle tematiche molto popolari e folcloristiche. La nostra tradizione le vuole come addobbo natalizio cosi’, le “palle di natale”, si sfoggiano solo in questo periodo dell’anno per poi essere smontate, imballate e messe via. Isolate dall’ambiente quotidiano e casalingo che le vede protagoniste assolute per circa un mese, cadranno nel totale oblio, lontane dai nostri occhi e da ogni nostro pensiero. Gli artisti del gruppo Sponge hanno estrapolato quest’oggetto dall’ambito prettamente ordinario proiettandolo in un territorio dove probabilmente non avrebbe mai trovato posto, l’arte. Ognuno di loro ha creato una propria sfera ispirandosi al Natale non solo come festa ricorrente a cui siamo legati dalla piu’ profonda tradizione, ma come momento di riflessione quotidiana sul mondo che ci circonda. Cogliendo la sfida hanno saputo trasformare questi oggetti in opere visibili tutto l’anno, capaci di rimandarci a quei significati da dover prendere in considerazione ogni giorno della nostra vita. Ogni sfera ingloba il pensiero di ogni artista catalizzandone il momento a volte ironico o drammatico, accusatorio o crudele.

Cosi’ il piccolo cactus (vero), di Rita Vitali Rosati, chiuso nella sfera e’ destinato a soffocare e morire. La “pianta grassa” metafora dell’accumulo e dell’eccesso diventa vittima sacrificabile attraverso un atto vendicativo che se da una parte denuncia l’avarizia di chi trattiene “liquidi”, intesi come moneta circolante, impedendo la crescita di un’economia in crisi, dall’altra mostra l’impossibile riscatto di chi deve contenere il benche’ minimo consumo per sopravvivere. Innocua, con le spine che la rendevano intoccabile, armi ormai inutilizzabili, rimane tristemente sola.

Sola come la protagonista dell’ironica sfera rivestita da un panno nero, ricamato con immagini “cucite” da minuscoli spilli. Veronica Dell’Agostino, con cappotto rosso e cerchietto a corna di renna appare come un personaggio fiabesco. Accasciata ai piedi di un albero e protetta dalla coperta nera sullo sfondo che pare assorbire ogni negativita’, sembra smarrita o abbandonata dal gruppo d’appartenenza. Con i “palchi” in testa ci sprona a prendere le dovute distanze da una societa’ spettacolarizzata dove tutto e’ ingannevole. Il pericolo e’ la minaccia alla propria identita’ che, per rimanere vera e non perdersi, deve mantenere il ricordo di se stessa. In assenza della memoria, nel nero dello sfondo, ci sarebbe spazio solo per il lutto. Il lutto di noi stessi, confusi in un’identita’ artificiosa che non ci appartiene, ma che insieme alle altre fa parte del “branco” conformista, dipendente e passivo.

Piu’ inquietante e’ la sfera di Alberto Barbadoro, dove sembra essere in corso una metamorfosi. Sopra la testa di una bambola riposano due scarabei. Viene auspicata una rinascita ricordando che niente e’ immutabile. La bambola, che come il dio della favola di Esodo diventa vittima del suo stesso disprezzo nutrito nei confronti dell’insetto, sembra un essere superiore a cui e’ lecito spargere giudizi e umiliare l’Altro. Questa consuetudine porta a sentirsi al di sopra di tutto dimenticando pero’ le proprie debolezze.

Valeria Stipa conficca sulla superficie rotonda una moltitudine di schegge specchianti come se fossero state attirate da una misteriosa forza magnetica. L’idea rimanda alla “Maseratirundum” di Luca Pancrazi dove una maserati 4 porte e’ totalmente ricoperta di schegge di vetro. Entrambi sembrano magnifici gioielli. Ma se in Pancrazi c’e’ un cambio di percezione dove lo specchio scheggiato non riflette piu’ esattamente la realta’, Valeria rimanda all’idea della sfera di vetro dove poter leggere presagi. In questo caso e’ impossibile poiche’ la frantumazione indica che la magia e’ finita e la razionalita’, tipica del nostro tempo, ci allontana da quel “sentire” ogni evento straordinario come un miracolo.

Alessandro Grimaldi conficca un pugnale dietro la schiena di Babbo Natale. L’atto violento e vile sottolinea la prontezza che si ha nel tradire “Colui che dona”, nascondendosi poi dietro le spalle di qualcuno pronto a proteggerci e venendo meno alle nostre responsabilita’.

Roberto Cicchine’ trafigge una pallina bianca e liscia con una lametta da barba. Una rasatura e un decesso dovuto a un rito di purificazione. Ormai svuotato fino all’ultima goccia di sangue il corpo bianco e immacolato ha espiato ogni colpa. Un’opera che puo’ nascondere un risvolto ecologista se pensiamo alla sfera come un mondo prosciugato da ogni sua risorsa per mano di un potere sconsiderato e famelico come un vampiro.

Tiziana Contino presenta petali di rosa rossa trafitti da chiodi. Silenzio, riservatezza,discrezione di fronte alla supplica per un intervento divino. In un mondo dove amore e fedelta’ sembrano requisiti messi al bando, c’e’ la speranza per un’imminente rinascita. A sottolineare l’aspetto “passione e sacrificio” e’ anche l’opera di Michele Pierpaoli con un cuore trafitto da spilli che, come nella mappa di un’isola, segnalano il tracciato alternativo da percorrere per esplorare un territorio a noi familiare dove abbiamo seppellito un tesoro da ri-scoprire e ri-portare alla luce.

Il petto e le delicate ali di un angelo colpite da una spilla/freccia sulla cui estremita’ c’e’ un cuoricino rosso, ci ricordano che Cupido torna ancora a colpirci esaltando l’amore piu’ che la forza. Ma lo scudo ricamato con cui Erika Latini protegge il petto dell’angelo dimostra come, nonostante i numerosi messaggi inviati, sia difficile mettere in pratica ogni buona intenzione.

Infine il lavoro di Rita Soccio, Le tre Marie, dove una nota marca di dolciumi diventa manifesto di denuncia. Nel caso specifico l’opera e’ un piccolo panettone dove sulla confezione sono stampate le foto di tre donne che, come le tre Marie, hanno seguito la passione di qualche loro caro. Potrebbero essere vedove, sorelle o compagne di vittime di mafia, di persecuzioni politiche, di discriminazioni razziali o religiose, ecc. A questo punto, per noi, non ha importanza sapere chi sono. Il gesto dell’artista e’ quello di dover ricordare non solo le vittime ma tutti coloro che accompagnano con dolcezza tanta sofferenza.

Queste sono alcune delle ventitre’ sfere che hanno addobbato un albero in occasione della mostra Christmas Tree presso i locali dello Sponge living space di Pergola chiusa il 9 gennaio 2010.

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