Michele Pierpaoli
Lo spazio tra simbolo e sovrapposizione.



Nel momento in cui ci troviamo di fronte ad un’immagine la prima domanda che dovrebbe venirci in mente è cosa realmente stiamo guardando. A volte è semplice, ed il nostro intuito e le nostre conoscenze ci guidano nel riconoscere un ritratto piuttosto che un paesaggio, una scena di paese o la rappresentazione di una storia biblica, altre invece tutto è più complesso perché, per quanto è reale ciò che vediamo, difficilmente veniamo a capo del significato dell’opera senza metterne nel giusto ordine gli elementi parametrandoli all’epoca, altre ancora ci troviamo in situazioni in cui le immagini nemmeno esistono più e troviamo solo linee, colori, luce.

Per quanto possa essere riduttivo (e di certo lo è) questo modo di suddividere la complessità che nel corso dei secoli ha raggiunto il linguaggio della rappresentazione artistica, un ragionamento di questo tipo è imprescindibile per percepire profondamente ciò che abbiamo di fronte.

Il lavoro di Michele Pierpaoli ripercorre secoli di storia dell’arte e raccoglie, per poi svilupparli in un contesto assolutamente proprio, le fascinazioni del passato, creando attraverso una serie infinita di “citazioni” e “prestiti” opere che godono del respiro personale dell’artista, lavori intrisi del suo flusso vitale.

Flusso che si trasforma in un segno magnifico che indaga la realtà con accuratezza quasi scientifica, sfondando i limiti fisici della materia e dello spazio per fornirci nuovi punti di vista sul mondo che ci circonda. Così le due dimensioni del piano risultano insufficienti e l’opera diventa un gioco di sovrapposizioni di carte e stratificazioni di concetti assemblate in funzione di un unico messaggio. Un assemblaggio giocato sulle trasparenze in cui ogni elemento diventa ingranaggio di un meccanismo straordinariamente coerente. Ogni strato è un documento, una ricerca fatta di segni, grafici e parole che rimandano al pensiero costitutivo dell’opera stessa.

Un cuore, descritto con il massimo della scientificità diventa l’elemento cardine attorno a cui ruotano tutte le opere. Lo troviamo inscritto in una pianta ottagonale, chiaro simbolo cristiano della resurrezione e della rinascita, oppure campeggiare tra due sante all’intersezione della navata, o ancora nel dittico, posto su una serie di linee, quasi un tracciato elettrocardiografico che si trasforma in un motivo vegetale. E proprio questi rami, onnipresenti nel lavoro di Pierpaoli ci portano al terzo simbolo figurato dall’albero, dal legno, dalla croce, potenti evocatori dei concetti di vita, trasformazione e morte.

In questa ultima serie di lavori Michele Pierpaoli lega la simbologia religiosa con il tessuto urbano della città di Ascoli Piceno. Idealmente, infatti, le tre chiese che l’artista pone a base dei suoi lavori formano una croce, mentre una serie di simboli ci indicano che la Vita, sia in senso fisico che in senso spirituale, rappresenta il tema portante.

Ogni minimo segno ha il suo posto ed il suo peso, nulla è superfluo o puramente decorativo. Lo spazio stesso viene sfondato in favore della contemporaneità. Esterno ed interno diventano un tutt’uno nello spazio simbolico della rappresentazione.

Stefano Verri


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