RIN ZEN la rinascita di Daniela Cavallo
di Stefano Verri

Molto spesso siamo abituati a guardare un’opera d’arte secondo un canone che segue criteri meramente estetici e, preoccupati delle forme, dimentichiamo l’universo su cui questa realtà si fonda. A volte, per una comprensione sommaria, può essere anche sufficiente, altre invece è indispensabile un approccio analitico, quello che si preoccupa del perché una cosa è strutturata in un determinato modo. Così entra in gioco la poetica dell’artista, la sua storia personale, le sue letture, i suoi interessi, tutto il microcosmo che porta a formare un pensiero che man mano acquista una forma tangibile, estetica, possibile da percepire, dandole un senso pieno e inconfondibile.

In questo contesto si inserisce il lavoro di Daniela Cavallo, che parte da un’idea, si nutre di pensieri, e diventa forma artistica. Così nasce RIN ZEN, una celebrazione della vita attraverso l’arte in cui l’artista si fa protagonista di una rinascita collettiva. In questo senso l’opera riacquista il senso primordiale del sacro e del rituale, la funzione catartica, purificatoria del teatro antico, la funzione propiziatoria delle scene di caccia nelle caverne.

Un cerchio di mattoni racchiude un ventre di terra, da un sottile foglio di plastica si libera un corpo, il pubblico unito da un cordone rosso partecipa ignaro all’azione e ne diventa protagonista. Tutto è programmato, ma chi assiste è giustamente all’oscuro di ciò che sta per succedere, perché l’azione (ispirata alle tecniche psicomagiche di Jodoroswky), ha il compito di creare uno choc emotivo, deve scuotere lo spettatore affinché possa interiorizzare l’accaduto per arrivare ad una nuova percezione di sé e della propria vita rinascendo attraverso l’arte.

Ecco spiegata la costellazione di simboli che si dipana sulla scena: il cerchio nella sua accezione di perfezione, di eternità e di continua rinascita; la terra che riporta a sentimenti ancestrali di maternità; la corda rossa, legame nel nostro destino di essere umani e cordone ombelicale che alla fine viene tagliato per liberare la nuova vita.

È nel suo essere donna, nella capacità atavica di essere madre e nel valore che Daniela Cavallo identifica con il suo essere artista che questa azione acquista una straordinaria valenza emozionale ed evocativa.


Testo critico di “Rin Zen” Personale di Daniela Cavallo
Vedi il comunicato stampa

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