Man in the mirror

Omaggio a Michael Jackson.

chi sono io, per essere cieco?…è per questo che io voglio che tu sappia che inizierò con l’uomo nello specchio, gli ho chiesto di cambiare la sua strada…

Man in the mirror, uomo allo specchio.
Max Bottino e Desiderio con la loro opera introducono lo spettatore in un labirinto, nello specifico in quei labirinti allestiti nei luna park, in cui ad un certo punto ci si ritrova in uno stanza con le pareti piene di specchi.
La sensazione che si prova in questo spazio è di stupore, successivo straniamento ed improvvisa consapevolezza nel percepire qualcosa di sinistro.
La propria immagine riflessa, dieci, cento, mille volte. Ogni movimento, ogni espressione ed ogni respiro sono ripetuti all’infinito nel gioco degli specchi.
Tanti se stessi, tante possibilità e tante negazioni, tante scelte e tante costrizioni, tanta bellezza e tante brutture della propria natura umana.
L’azione presentata a Morbegno dai due artisti, come in un gioco di specchi, condensa nello spazio della cantina tutte le sfaccettare della natura umana e quella forza dirompente dell’impulso vitale senza il quale tutto sarebbe terribilmente piatto.

Desiderio presenta Freak, un video nel quale il protagonista seduto sul divano è un freak, un anormale, uno scherzo della natura, un essere senza sesso. Il freak ha al suo fianco un televisore acceso, ma sembra non curarsene, con ogni probabilità ne è assuefatto, questo crea un’alterazione dello spazio e una sospensione del tempo. La forza del video sta nell’incalzante successione di espressioni del volto, il freak passa dal riso al pianto, dall’ironia all’amarezza in un passaggio irregolare e frenetico. Desiderio concentra in pochi secondi la prigione e la costrizione che l’uomo contemporaneo vive nella quotidianità. L’artista altera l’intimità dell’ambiente domestico offrendo al pubblico uno spietato reality show. Il freak potrebbe essere ognuno di noi, nella sua anormalità sono riassunti tutti gli stati d’animo che l’uomo contemporaneo vive.

Max Bottino dialoga con la video-installazione di Desiderio, le stesse parole dell’artista sono significative per comprendere l’azione proposta a Morbegno: “Nello spazio del riflettere e del riflettersi, in quell’assenza, in quel sospeso tra le due immagini, ha origine il nostro lavoro”.
Di fronte al video una poltrona vuota attende il suo freak.
Lo spazio reale della cantina diventa un doppio parallelo del video, il nuovo freak si siede sulla poltrona mangiando avidamente spaghetti, lo spettatore non può che chiedersi, quali dei due personaggi sia veramente quello reale. Il freak di Desiderio o il freak/Bottino?
La performance di Bottino amplifica maggiormente la sensazione di straniamento e alterazione dello spazio/tempo.
Il nuovo freak “cerca di combattere nel rito del cibo l’immaterialità del dio televisivo”, generando infiniti doppi: “UMANODIVINO/DIVINOUMANO… REALEVIRTUALE/VIRTUALEREALE
NATURAFOLLE/FOLLENATURA, MAXBOTTINODESIDERIO/DESIDERIOMAXBOTTINO”.
Max Bottino, inoltre, propone due stampe fotografiche in cui immortala se stesso.
La fisicità del corpo è trasfigurata da una luce bianca, la carnalità diventa immateriale, la luce accecante non consente il gioco degli specchi tra video e performance.
Le immagini sospese alle pareti precedono l’azione della performance, sono una sorta di premessa all’azione proposta dagli artisti. Le due stampe rappresentano un corpo in attesa e le sue infinite possibilità di cambiamento – la creatività dell’impulso vitale – .

L’azione di entrambe gli artisti non giudica l’uomo contemporaneo, non lo condanna, al contrario si nutre insaziabile, fino all’ebbrezza, della sua esistenza. In un delirio mistico Bottino e Desiderio fanno respirare al pubblico quell’impulso vitale presente in ogni individuo.

Susanna Ferretti


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