di Cristina Villani

Fuori Casa Sponge, un autentico casale di campagna, le colline marchigiane con i campi elegantemente disegnati dai solchi, delicati fiori bianchi e gialli nel verde sfacciato dell’erba.

Dentro un’atmosfera accogliente, pareti colorate; Giovanni Gaggia (La Casa è un’Associazione culturale diretta da Gaggia con Domenico Buzzetti e Susanna Ferretti) mi dice:

“Abbiamo voluto un’ambientazione diversa rispetto agli spazi bianchi, asettici, degli spazi espositivi più convenzionali”.

Le luci sono soffuse, puntate direttamente sull’opera di Alessandra Baldoni, l’artista di Perugia che espone in questa home gallery Vite di uomini non illustri, a cura di Cristina Petrelli e Viviana Siviero.

Il titolo del lavoro si ispira all’omonimo romanzo di Giuseppe Pontiggia, che delinea, appunto, storie di uomini e di donne, più o meno comuni, nel corso del 1900.

Per questo progetto che così bene si inserisce negli spazi di Casa Sponge, Alessandra Baldoni ha utilizzato i due linguaggi che più la connotano, la fotografia e la scrittura.

Le immagini sono autentiche fotografie vintage, trovate nei mercatini dell’antiquariato mischiate ad altre, realizzate dall’artista, come una mise en scene, nello stesso stile, che ritraggono l’istante vissuto da una o più persone.

Ad ogni immagine è associato un testo scritto, che racconta, inventandolo, questo frammento di vita .

Lei stessa scrive:

“Ho fede nella parola, credo che curi e ripari, credo che possa restituire se non la vera vita di volti cancellati dalla dimenticanza una possibilità di vita, una versione creativa di un’esistenza che avrebbe potuto essere e che -una volta scritta-inevitabilmente è…”

Il tutto può iniziare come un gioco, ad indovinare quali sono i falsi storici (uno di questi è una vera e propria sorpresa, un cameo, ma non rivelerò il segreto); succede invece che nello snodarsi del percorso, passando da una stanza all’altra, ci si perda nelle storie, nei volti, nelle parole; succede anche che le storie evochino altre storie, altre vite.

Il mio viaggio tra queste vite, dura esattamente quanto il temporale che si è scatenato fuori e che ne ha accentuato la malìa, la fascinazione, tanto da pensare alla fine, di avere davvero trovato il Tesoro.

da artapartofculture.net

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